Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della legge finanziaria 2010, nella parte in cui ha imposto il pagamento del contributo unificato nei giudizi di opposizione a sanzione amministrativa

Giudice di pace di Bari, 27 settembre 2010

Sanzioni amministrative – Giudizio di opposizione – Pagamento del contributo unificato sulle spese di giustizia – Non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 212, lett. b, punto 2, della legge finanziaria 2010.

La prima parte dell’art. 2, comma 212, lett. b, punto 2, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria 2010), che ha introdotto l’art. 6 bis nel d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), dispone che «nei procedimenti di cui all’articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, gli atti del processo sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato, nonché delle spese forfetizzate secondo l’importo fissato all’articolo 30 del presente testo unico».

A tale “dazio”, tuttavia, non è soggetto il ricorso gerarchico al Prefetto (di cui all’art. 203 del codice della strada), che – questo è il ragionamento del Giudice di pace barese – non può ritenersi sovrapponibile al ricorso giurisdizionale (soggetto al contributo unificato), in quanto:
1) l’opposizione all’Autorità giudiziaria ordinaria è decisa da organo terzo, mentre il reclamo al Prefetto è esaminato da soggetto che è parte dell’amministrazione pubblica anche quando l’atto promana da ente territoriale minore e, persino, quando l’atto impugnato è di fonte diversa, dato che anche in tal caso l’organo prefettizio è parte di strutture latu sensu pubbliche;
2) il procedimento dinanzi al Prefetto, limitato alla possibilità di audizione dell’interessato e alla presentazione di scritti difensivi e documenti, non assicura la completezza dell’accertamento così come avviene in via giudiziaria.

Ciò posto, secondo il Giudice di pace, la gratuità del procedimento può fortemente condizionare il trasgressore ad affidarsi al Prefetto, tanto più nei casi in cui non vi è proporzionalità tra la misura della sanzione pecuniaria ed il costo del ricorso al Giudice, sicché l’incolpato sarebbe indotto a ricorrere alla tutela minore rinunciando a quella giurisdizionale assicurata dall’art. 24 Cost. a tutti i cittadini.

Peraltro, la disposizione criticata si pone in contrasto anche con l’esenzione accordata ai procedimenti penali, pur avendo le sanzioni amministrative lo stesso carattere sanzionatorio di quelle penali e benché, talora, le prime possano produrre conseguenze più gravi delle seconde, come ad esempio nei casi di confisca del mezzo, sequestro, ritiro della carta di circolazione, provvedimenti in ordine alla patente di guida.

Alla luce delle considerazioni che precedono, il Giudice di pace di Bari, dott. Caliandro, ha rimesso gli atti al vaglio della Consulta, affinché valuti la legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 212, lett. b, punto 2, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria 2010), che ha introdotto l’art. 6 bis nel d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nella parte in cui dispone che «nei procedimenti di cui all’articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, gli atti del processo sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato, nonché delle spese forfetizzate secondo l’importo fissato all’articolo 30 del presente testo unico», anche con riferimento all’art. 204 bis del codice della strada, in quanto – a suo parere – tale norma non assicura l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge rispetto a tutti gli atti rinvenienti da sanzioni amministrative illegittime (con conseguente violazione dell’art. 3 Cost.), inducendo il trasgressore, specialmente di fronte a “multe” minime, a rinunciare alla tutela dinanzi all’A.G.O. per affidarsi al Prefetto, organo non terzo, e compromette la facoltà dei cittadini di agire in giudizio (art. 24 Cost.) per far valere i loro diritti contro gli atti della P.A. (art. 113 Cost).

  • Print
  • PDF
  • email
  • RSS
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • MySpace
  • Digg
  • del.icio.us
  • Wikio IT
  • Google Bookmarks