Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Per il danneggiato in un sinistro stradale non sussiste l’obbligo di chiamare in giudizio la propria assicuratrice, potendo alternativamente procedere nei confronti della impresa assicuratrice del responsabile del danno

Giudice di pace di Torino, 10 marzo 2009

Contratto di assicurazione - Assicurazione della responsabilità civile auto – Circolazione stradale – Azione per il risarcimento del danno.

L’esegesi della lettera dell’art. 149 del codice delle assicurazioni private consente di rilevare quanto segue: in presenza delle condizioni di cui al comma 1 (sinistro tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti), il danneggiato deve rivolgere la richiesta di risarcimento dei danni subiti alla società garante del proprio veicolo.
In caso di comunicazione dei motivi che impediscono il risarcimento diretto ovvero nel caso di mancata comunicazione di offerta o di diniego di offerta entro i termini previsti dall’art. 148 o di mancato accordo, il danneggiato può proporre l’azione diretta di cui all’art. 145, comma 2, nei soli confronti della propria impresa di assicurazioni (art. 149 cit., comma 6).

Ne consegue che il danneggiato può (e non deve) proporre l’azione nei confronti della propria impresa assicuratrice.
Se decide di avvalersi di tale facoltà, dovrà procedere nei confronti della sola impresa assicuratrice del proprio veicolo.
In caso contrario, potrà procedere nei confronti della impresa assicuratrice del responsabile del danno, nonché nei confronti del responsabile medesimo.
L’art. 15, l. 990/1969, infatti, è stato sostitutito dall’art. 144, d.lgs. n. 209/2005 (rubricato: «Azione diretta del danneggiato»), in cui si legge – al comma 1 - che il danneggiato «ha azione diretta per il risarcimento del danno nei confronti dell’impresa di assicurazione del responsabile civile», con l’ulteriore precisazione – al comma 3 – che «nel giudizio promosso contro l’impresa di assicurazione è chiamato anche il responsabile del danno».
Presupposto per la proponibilità dell’azione è l’osservanza di quanto disposto dagli artt. 145 e 148 dlgs 209/2005.

Lo spirito che chiaramente informa il nuovo codice delle assicurazioni, del resto, è quello di tutelare maggiormente il danneggiato, ritenuto soggetto debole, rispetto alla legislazione precedente.
Il doversi rivolgere per la richiesta alla propria assicuratrice è stato introdotto per facilitare l’ottenimento del risarcimento attraverso una società non estranea, contrattualmente legata al richiedente.
Per il danneggiato, tuttavia, non sussiste l’obbligo di chiamare in giudizio la propria assicuratrice e, se egli decide di non farlo, non avrebbe senso privarlo della tutela già stabilita dall’art. 18, l. n. 990/1969 e prevista oggi dall’art. 144, d.lgs. n. 209/2005.

Per riassumere: non essendovi obbligatorietà dell’azione diretta ex art. 149 cit., nulla osta al danneggiato che abbia correttamente instaurato la fase stragiudiziale di esperire alternativamente l’azione diretta di carattere generale nei confronti della società assicuratrice del veicolo danneggiante.
Questa interpretazione trova conferma nella ordinanza della Corte costituzionale n. 205/2008 e nelle ancor più recenti ordinanze della Consulta n. 440 e n. 441 del 23 dicembre 2008.

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