Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Dopo la sentenza definitiva che chiude il processo di cognizione, all’avvocato non sono dovuti ulteriori diritti per “consultazioni col cliente” e “corrispondenza informativa”

Cassazione civile, Sez. II, 20 agosto 2002, n. 12270

Avvocato – Tariffe professionali – Diritti di avvocato – Consultazioni con il cliente e corrispondenza informativa – Ripetibilità nei confronti della parte soccombente dopo la sentenza definitiva – Esclusione.

Una lettura attenta e coordinata della Tariffa professionale forense consente di escludere che i diritti per consultazioni col clientecorrispondenza informativa siano ripetibili anche dopo la sentenza definitiva che chiude il processo di cognizione.

La parte I della Tabella B, che reca la rubrica “processo di cognizione” e comprende anche diritti successivi alla sentenza, reca una norma di chiusura in cui è stabilito che i diritti in questione «sono dovuti anche dopo ogni sentenza non definitiva, dopo ogni ordinanza collegiale, dopo ogni riassunzione del processo o fissazione di nuova udienza», così chiaramente indicando eventi che implicano attività di impulso processuale prima della sentenza che chiude definitivamente il processo.

Detta norma di chiusura non menziona lasentenza definitiva“, il che implica che la indicazione delle attività successive alla stessa cui conseguono diritti ed onorari deve intendersi tassativa poiché proprio dalla natura degli eventi processuali in precedenza indicati si evince come, una volta emessa la sentenza definitiva ed escluse alcune attività necessarie e consequenziali (come la registrazione), la fase di cognizione si intende chiusa e i diritti e gli onorari spettanti sono (eventualmente e solo) quelli indicati nella parte II della Tabella, rubricata “processo di esecuzione“.
Non si scorge, altrimenti, la ragione per cui, accanto alla sentenza non definitiva, l’organo deliberante le tariffe non abbia elencato anche la sentenza definitiva.

Esiste, inoltre, una cesura netta tra il procedimento di cognizione (capo I) e quello di esecuzione (capo II) che processualmente ha inizio col pignoramento (art. 491 c.p.c.) e rispetto al quale il precetto è atto estrinseco e meramente preliminare, avente natura sostanziale tanto da poter essere sottoscritto anche dalla parte personalmente o da un suo procuratore ad negotia piuttosto che da un difensore tecnico. Ciò spiega ancora la non necessità di una attività difensiva remunerata e preordinata, dopo la sentenza, alla intimazione del precetto. Questa succede alla formazione del titolo esecutivo e le prime attività difensive al riguardo contemplate sono la richiesta del titolo esecutivo e la sua disamina (voci collocate nel processo di esecuzione).

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