Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

La Regione è responsabile ex art. 2043 cod. civ. dei danni arrecati da animali selvatici a persone o cose

Cassazione civile, Sez. III, 16 novembre 2010, n. 23095

Obbligazioni – Responsabilità extracontrattuale – Animali selvatici.

Nel 1998, Tizio citava in giudizio innanzi al Tribunale di Firenze la Regione Toscana e la Provincia di Grosseto per ottenere il risarcimento dei danni provocati alla propria autovettura da un grosso cinghiale, che aveva repentinamente attraversato, al suo sopraggiungere, la strada provinciale percorsa alla guida del proprio veicolo.

Costituitesi in giudizio entrambe le amministrazioni, la Regione Toscana eccepiva di non essere titolare del potere di gestione del patrimonio faunistico e di manutenzione della strada; allo stesso modo, anche la Provincia di Grosseto eccepiva la propria carenza di legittimazione passiva, altresì rilevando nel merito che l’obbligo di apporre cartelli segnalatori si imponeva solo nei casi di strada situata in una zona particolarmente battuta da tale tipo di fauna.

Con sentenza del 23 febbraio 2001, il Tribunale di Firenze riconosceva la legittimazione passiva di entrambi gli enti pubblici territoriali rispetto all’azione proposta, in quanto, sulla base della legge n. 157/1992, le competenze di entrambi gli enti in materia di pianificazione faunistica si intersecavano, ma rigettava la domanda ritenendo che la parte attrice non avesse fornito in concreto la prova che l’evento dannoso fosse ricollegabile a una condotta colposa di una (o di entrambe) le amministrazioni convenute.

Con sentenza del 12 dicembre 2005, la Corte d’Appello di Firenze accoglieva l’appello proposto da Tizio, condannando in solido la Regione Toscana e la Provincia di Grosseto al risarcimento del danno da lui subito a causa dell’investimento del cinghiale.

La Regione Toscana ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che la propria legge regionale n. 3/1994 ha attribuito alla sola provincia le funzioni concernenti la conservazione e l’incremento del patrimonio faunistico, ivi compresa l’adozione delle misure cautelari.

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dalla Regione Toscana, sulla scorta delle seguenti considerazioni.

La legge 11 febbraio 1992, n. 157Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio») prevede che le regioni a statuto ordinario provvedono ad emanare norme relative alla gestione ed alla tutela di tutte le specie della fauna selvatica (art. 1, comma 3).
L’art. 9 della citata legge n. 157/1992, dispone inoltre che «le regioni esercitano le funzioni amministrative di programmazione e di coordinamento ai fini della pianificazione faunistico-venatoria di cui all’articolo 10 e svolgono i compiti di orientamento, di controllo e sostitutivi previsti dalla presente legge e dagli statuti regionali», mentre «alle province spettano le funzioni amministrative in materia di caccia e di protezione della fauna secondo quanto previsto dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, che esercitano nel rispetto della presente legge».
Peraltro, l’art. 26, l. n. 157/1992 (rubricato: «Risarcimento dei danni prodotti dalla fauna selvatica e dall’attività venatoria»), sancisce che «per far fronte ai danni non altrimenti risarcibili arrecati alla produzione agricola e alle opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo dalla fauna selvatica, in particolare da quella protetta, e dall’attività venatoria, è costituito a cura di ogni regione un fondo destinato alla prevenzione e ai risarcimenti, al quale affluisce anche una percentuale dei proventi di cui all’articolo 23».

Ne consegue che «alle Regioni compete l’obbligo di predisporre tutte le misure idonee ad evitare che gli animali selvatici arrechino danni a persone o a cose e, pertanto, nell’ipotesi (corrispondente al caso in esame) di danno provocato dalla fauna selvatica ed il cui risarcimento non sia previsto da apposite norme, la Regione può essere chiamata a rispondere in forza della disposizione generale contenuta nell’art. 2043 cod. civ.: Cass. 1 agosto 1991, n. 8470; 13 dicembre 1999, n. 13956; 14 febbraio 2000, n. 1638; 24 settembre 2002, n. 13907».

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