Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Il rapporto di lavoro a tempo determinato non può essere risolto anticipatamente per giustificato motivo oggettivo ai sensi della legge 15 luglio 1966, n. 604

Cassazione civile, Sez. lavoro, 10 febbraio 2009, n. 3276

Rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato – Risoluzione anticipata da parte del datore di lavoro – Inapplicabilità della legge n. 604/1966 – Ammissibilità del recesso per giusta causa ai sensi dell’art. 2119 c.c. – Inammissibilità del recesso per giustificato motivo oggettivo ex art. 3, legge n. 604/1966.

La disciplina di cui alla legge 15 luglio 1966, n. 604 non si applica, per sua espressa previsione, ai rapporti di lavoro a tempo determinato, ma tale circostanza non esclude che, ricorrendo una giusta causa ascrivibile a comportamenti del lavoratore, il datore non possa recedere dal rapporto, in quanto in tale fattispecie trova pur sempre applicazione l’art. 2119 c.c., norma operante al di fuori della disciplina limitativa dei licenziamenti (cfr., tra le varie conformi, Cass., 23 dicembre 1992, n. 13597; Cass., 1 giugno 2005, n. 11692; Cass., 19 giugno 2007, n. 14186).

Diverso è il discorso per l’ipotesi in cui venga addotta come motivo del recesso ante tempus una riorganizzazione dell’assetto produttivo: in tal caso, stante l’inapplicabilità della richiamata l. n. 604/1966 e non rinvenendosi nel libro quinto del codice civile un’apposita disciplina, deve necessariamente farsi riferimento alle normali regole dei contratti, in forza delle quali non è consentito ad una delle parti contraenti assumere iniziative che eventualmente rendano non più (o meno) utile la prestazione della controparte.
In altri termini, se in un rapporto per il quale non sia previsto preventivamente un limite di durata e sia assistito dalla garanzia di una stabilità (più o meno intensa) può pensarsi che sopravvengano delle ragioni che rendano oggettivamente non più conveniente mantenere in vita il rapporto, ciò non vale quando la durata sia limitata nel tempo, soprattutto se è il datore che, in considerazione di particolari sue esigenze, si avvalga dello strumento del contratto a termine.

La Corte di Cassazione ha pertanto affermato il seguente principio di diritto: «il rapporto di lavoro a tempo determinato, al di fuori del recesso per giusta causa ex art. 2119 c.c., può essere risolto anticipatamente non per giustificato motivo oggettivo ai sensi della l. 15 luglio 1966, n. 604, art. 3, ma solo se ricorrono le ipotesi di risoluzione del contratto previste dagli art. 1453 c.c. e ss. Ne consegue che, qualora il datore di lavoro proceda ad una riorganizzazione del proprio assetto produttivo, non può avvalersi di tale fatto per risolvere in anticipo un contratto di lavoro a tempo determinato».

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