Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Lesione dell’interesse al giusto procedimento e responsabilità della pubblica amministrazione

Consiglio di Stato, Sez. IV, 12 marzo 2010, n. 1467

Interesse al giusto procedimento amministrativo – Lesione – Responsabilità della pubblica amministrazione.

La responsabilità della pubblica amministrazione va ricostruita in termini parzialmente diversi da quelli della responsabilità civile.
In particolare, la responsabilità per colpa della pubblica amministrazione non è di tipo oggettivo o formale.
Sia la sentenza della Corte di Cassazione n. 500/1999, sia la costante giurisprudenza successiva, riconducono la colpa non a mera «inosservanza di leggi regolamenti, ordini o discipline», secondo la nozione fornita dall’art. 43 del codice penale, ma a violazione dei canoni di imparzialità, correttezza e buona amministrazione, ovvero a negligenze, omissioni o errori interpretativi di norme, ritenuti non scusabili; tra le negligenze inescusabili vanno annoverati comportamenti sciatti, superficiali, sbrigativi nel compiere operazioni valutative di agevole e semplice esecuzione, come la verifica dell’esistenza o meno di titoli facili da verificare e non comportanti sottili e complicate indagini.

Sotto quest’ultimo profilo, anche la prova della colpevolezza – che difficilmente, in base ai parametri indicati, può ritenersi in re ipsa – non può non connettersi alla particolare dimensione della responsabilità dell’Amministrazione per lesione di interessi legittimi, responsabilità che l’elaborazione giurisprudenziale rende non del tutto coincidente con quella aquiliana, sussistendo anche profili (rilevanti, in particolare, sul piano probatorio) assimilabili più a quelli della responsabilità contrattuale, in considerazione della natura dell’interesse protetto di chi instauri un rapporto procedimentale con l’Amministrazione.
Tale interesse è sinteticamente definibile come quello strumentale al c.d. giusto procedimento, che richiede competenza, attenzione, celerità ed efficacia, quali necessari parametri di valutazione dell’azione amministrativa, che in certa misura trascendono quelli tipicamente civilistici della correttezza e buona fede e sulla base dei quali occorre procedere alla valutazione dell’esistenza o meno dell’elemento “psicologico” (rectius: soggettivo) della colpa.

Nell’ambito di una configurazione strumentale e procedimentale del diritto al risarcimento del danno, in quanto connesso alla pretesa lesione di un interesse legittimo, si parla, a tal riguardo, di una specifica relazione tra pubblica amministrazione e cittadino, preventiva rispetto al fatto o atto produttivo di danno e perciò distinta dalla pura e semplice responsabilità extracontrattuale; relazione che ormai nel linguaggio giuridico ha assunto la denominazione di “contatto sociale qualificato” o di “responsabilità da contatto”, implicante, appunto, da parte della P. A. il corretto sviluppo dell’iter procedimentale non solo secondo le regole generali di diligenza, prudenza e perizia, ma anche e soprattutto quelle specifiche del procedimento amministrativo, sulla base delle quali avviene la legittima emanazione del provvedimento finale (cfr. Cons. St., Sez. VI, 18 marzo 2008, n. 1137; Cons. St., Sez. V, 2 settembre 2005, n. 4461).

In base alla costruzione della “responsabilità da contatto“, anche se la presenza di vizi di illegittimità del provvedimento definitivo non integra di per sé gli estremi di una condotta colposa al fine risarcitorio nei confronti del destinatario dell’atto, non v’è dubbio tuttavia che essa vada accertata in relazione alle singole fattispecie concrete, prendendosi in considerazione il comportamento complessivo degli organi che sono intervenuti nel procedimento e valutandolo alla luce delle regole generali e speciali del procedimento stesso.
Ove quelle regole non siano state rispettate, occorrerà ulteriormente valutarsi se il quadro delle norme rilevanti ai fini dell’adozione della statuizione finale, la presenza di possibili incertezze interpretative in relazione al contenuto prescrittivo delle disposizioni medesime, le condizioni particolarmente gravose e complesse del procedimento ed altre circostanze concrete possano escludere qualsiasi atteggiamento di colpa e configurare una causa esimente della responsabilità (cfr. Cons. St., Sez. VI, 13 dicembre 2006, n. 7386; Cons. St., Sez. IV, 10 agosto 2004, n. 5500; Cons. St., 19 dicembre 2003, n. 8363; Cons. St., Sez. V, 4 febbraio 2003, n. 529; Cass., Sez. I, 4 aprile 2003, n. 5259).

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