Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Danno da infiltrazioni e responsabilità del condominio quale custode delle tubazioni comuni

Tribunale di Bari, Sez. III civile, 14 gennaio 2010

Responsabilità extracontrattuale – Danno cagionato da cosa in custodia – Presunzione di responsabilità in capo al custode per i danni provocati dalla cosa in custodia – Applicabilità alla materia condominiale.

La norma di cui all’art. 2051 c.c., secondo la quale «ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito», prevede una responsabilità presunta in capo al custode per i danni provocati dalla cosa che ha in custodia.
Il fondamento della responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c. va individuato nel dovere di custodia che grava sul soggetto (proprietario, usufruttuario, enfiteuta, conduttore) che, a qualsiasi titolo, ha un effettivo e non occasionale potere fisico sulla cosa in relazione all’obbligo di vigilare affinché la stessa non arrechi danni a terzi.
In ogni caso, ai fini del riconoscimento della responsabilità del custode non è necessario che la res sia intrinsecamente pericolosa, ma è sufficiente, perché possa essere riscontrato il rapporto di causalità fra la cosa ed il danno, che la cosa abbia una concreta potenzialità dannosa per sua connaturale forza dinamica o anche statica o per effetto di concause umane o naturali.

Pertanto, nel giudizio avente ad oggetto la richiesta di risarcimento del danno provocato da una cosa in custodia, il danneggiato dovrà dimostrare il danno subito, il rapporto di causalità fra la cosa e l’evento lesivo e la relazione (di proprietà o di uso) intercorrente fra il convenuto e la res (cfr. in tal senso, ex plurimis, Cass. n. 25243/2006), mentre graverà sul custode l’onere di fornire la prova liberatoria idonea a superare la presunzione iuris tantum prevista a suo carico, dimostrando che l’evento dannoso si è verificato per l’intervento di un fattore esterno (fatto del terzo o dello stesso danneggiato, caso fortuito, forza maggiore), idoneo ad interrompere il nesso causale.
La più recente giurisprudenza in materia, infatti, tende ad individuare nella fattispecie prevista dall’art. 2051 c.c. una ipotesi di responsabilità oggettiva in virtù della quale è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia ed il danno arrecato, non assumendo rilievo la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza da parte sua, giacché funzione della norma è quella di imputare oggettivamente la responsabilità al soggetto che, rivestendo la qualità di custode, è in grado di controllare le modalità d’uso e di conservazione della cosa e di prevenire i rischi ad essa inerenti.

L’anzidetta disciplina trova applicazione anche nel regime del condominio degli edifici, dove l’ente, in veste di custode dei beni e dei servizi comuni, è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie affinché le cose comuni non rechino pregiudizio ad alcuno, rispondendo conseguentemente dei danni da queste cagionati sia a terzi che agli stessi condomini.
Pertanto, poiché – ai sensi dell’art. 1117 c.c. – le tubazioni sono beni di proprietà comune fino al punto di diramazione, assolvendo ad una funzione comune fino all’ingresso nella singola unità immobiliare privata, dove la conduttura è predisposta al servizio esclusivo della porzione di proprietà individuale, il condominio può essere chiamato a rispondere ex art. 2051 c.c. in presenza di infiltrazioni dannose dovute a difetti o ad omessa manutenzione o ristrutturazione delle condutture, gravando sullo stesso, in qualità di custode, l’obbligo di mantenerle e conservarle in maniera tale da evitare la produzione di eventi dannosi.

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