Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Domanda di condanna della pubblica amministrazione ad un facere e relativa giurisdizione

Cassazione civile, Sez. unite, 13 dicembre 2007, n. 26108

Gestione e manutenzione dei beni pubblici – Inosservanza di regole tecniche o dei comuni canoni di diligenza e prudenza – Richiesta di condanna ad un facere - Giurisdizione del giudice ordinario.

L’inosservanza da parte della pubblica amministrazione, nella gestione e manutenzione dei propri beni, delle regole tecniche o dei comuni canoni di diligenza e prudenza, può essere denunziata dal privato innanzi al giudice ordinario, non solo ove la domanda sia volta a conseguire la condanna della P.A. al risarcimento del danno patrimoniale, ma anche ove sia volta a conseguire la condanna della P.A. ad un facere, giacché la domanda non investe scelte ed atti autoritativi dell’amministrazione, ma attività soggetta al rispetto del principio del neminem laedere (cfr., da ultimo, in differenti ipotesi di danno derivante al privato da opere pubbliche, Cass. 20 ottobre 2006, n. 22251; 28 novembre 2005, n. 25036; 18 ottobre 2005, nn. 20117 e 20123; 14 gennaio 2005, n. 599).
Del resto, è risalente e consolidato il principio secondo cui la discrezionalità della pubblica amministrazione circa i criteri e le modalità di esecuzione di un’opera pubblica in relazione all’apprezzamento ad essa demandato degli interessi e delle esigenze della collettività dei cittadini e degli strumenti atti a soddisfarli, non esime l’amministrazione dall’osservare le specifiche disposizioni di legge e di regolamento e le generali norme di prudenza e diligenza, imposte dal già ricordato precetto del neminem laedere a tutela dell’incolumità dei cittadini e dell’integrità del loro patrimonio, con la conseguenza che, se dalla inosservanza di tali norme derivi un danno al terzo, va a questi riconosciuta azione risarcitoria, anche in forma specifica, davanti al giudice ordinario, vertendosi in tema di fatto illecito lesivo di posizioni di diritto soggettivo (cfr., in tal senso, SS.UU. 6 dicembre 1988, n. 6635, 17 novembre 1984, n. 5834; 28 maggio 1975, n. 2156).

Deve dunque riconoscersi l’esperibilità innanzi al giudice ordinario di tutte le azioni risarcitorie, per equivalente o in forma specifica, nelle quali si denunzino comportamenti della P.A. configurabili come illeciti ex art. 2043 c.c. ed a fronte dei quali, per non avere la stessa P.A. osservato condotte doverose, la posizione soggettiva del privato non può che definirsi di diritto soggettivo ed, al contempo, non è ravvisabile il momento autoritativo nell’azione od omissione addebitata alla P.A. convenuta.
Quest’ultima, infatti, allorquando non si ponga nei confronti del privato come autorità preposta alla tutela di determinati interessi collettivi, è soggetta, come ogni persona fisica o giuridica, alla giurisdizione del giudice ordinario e, parimenti, è vincolata al rispetto della regola generale del neminem laedere, onde detta giurisdizione va affermata ogniqualvolta il comportamento della P.A. non risulti espressione dell’esercizio di un potere autoritativo, o ancora quando l’atto o il provvedimento del quale costituisca esecuzione la condotta imputata all’amministrazione non formi oggetto del giudizio, facendovisi valere unicamente l’illiceità della condotta medesima che abbia inciso o sia suscettibile d’incidere sull’incolumità o sui diritti patrimoniali del privato (nel caso di specie, non essendo stati evocati in giudizio da alcuna delle parti atti o provvedimenti dell’amministrazione, ma essendosi incentrata la controversia unicamente sulla condotta omissiva dell’ente pubblico, della quale si è contestata la liceità, è stata dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario).

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