Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Va devoluta alla giurisdizione amministrativa la controversia inerente il risarcimento del danno derivato al lavoratore pubblico dal ritardo nell’espletamento del concorso interno e nell’approvazione della graduatoria

Cassazione civile, Sez. unite, 30 giugno 2009, n. 15235

Pubblico impiego – Concorso interno per attribuzione di qualifica dirigenziale – Istanza risarcitoria per ritardo nell’espletamento del concorso e nell’approvazione della graduatoria – Giurisdizione del giudice amministrativo.

Costituisce orientamento consolidato nella giurisprudenza delle Sezioni unite – che si è adeguata sul punto ai numerosi interventi della Corte costituzionale – la lettura estensiva della previsione contenuta nel d.lgs. n. 165/2001, art. 63, comma 4, secondo cui «restano devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni», nel senso che per «assunzione» deve intendersi anche il conferimento a personale già dipendente pubblico di qualifica o inquadramento in area superiore che sia tale da comportare una novazione del precedente rapporto di lavoro.

Tale principio trova applicazione pacifica alla fattispecie di concorso interno (riservato ai dipendenti) per il conferimento di qualifica dirigenziale (vedi Cass., SS.UU., 29 novembre 2006, n. 25277; 20 aprile 2006, n. 9164). Il procedimento concorsuale resta ascritto alla categoria dei procedimenti amministrativi autoritativi, che si concludono con il provvedimento di approvazione della graduatoria (vedi Cass., SS.UU., 24 maggio 2006, n. 12221; 19 febbraio 2007, n. 3717; 12 novembre 2007, n. 23439; 18 giugno 2008, n. 16527).
Ne discende che, in materia di concorsi pubblici, rapporti giuridici e diritti soggettivi devoluti alla cognizione del giudice ordinario si configurano solo a seguito dell’emanazione del provvedimento di approvazione della graduatoria, che ne rappresenta il fatto costitutivo (vedi Cass., SS.UU., 23 aprile 2008, n. 10459).

Nel caso di specie, è stato domandato il risarcimento dei danni cagionati dall’esercizio del potere pubblico, imputando all’amministrazione il ritardo illegittimo e colpevole nell’espletamento del concorso e nell’emanazione dell’atto terminale dell’approvazione della graduatoria; l’uso illegittimo del potere si riverbera sul piano del contratto, non consentendone la stipulazione e cagionando ritardi nell’assunzione ed altri pregiudizi.

La competenza giurisdizionale a conoscere di queste pretese risarcitorie, e la sua estensione, dipende dall’interpretazione della norma di cui alla l. n. 1034/1971, art. 7, comma 3: «Il tribunale amministrativo regionale, nell’ambito della sua giurisdizione, conosce anche di tutte le questioni relative all’eventuale risarcimento del danno, anche attraverso la reintegrazione in forma specifica, e agli altri diritti patrimoniali consequenziali».

Al riguardo, dopo alcune incertezze, i più recenti arresti delle Sezioni unite della Corte, disattendendo sia la tesi c.d. privatistica, secondo la quale l’interessato potrebbe anche adire il giudice ordinario per ottenere il risarcimento del danno, indipendentemente dall’impugnazione dell’atto, sia la tesi c.d. intermedia, della competenza del giudice ordinario sulla pretesa risarcitoria in caso di intervenuto annullamento dell’atto, hanno sempre affermato la competenza del giudice amministrativo sulle domande di risarcimento del danno derivante dall’esercizio di attività autoritative, con la precisazione – a temperamento della tesi c.d. amministrativa – che la tutela risarcitoria non è condizionata all’impugnazione dell’atto (vedi Cass., SS.UU., 13 giugno 2006, n. 13659 e n. 13660; 23 dicembre 2008, n. 30254). Va dunque affermata la competenza giurisdizionale amministrativa in tema di risarcimento del danno derivato al lavoratore dall’esercizio di attività autoritative.

La Suprema Corte ha così confermato la statuizione sul punto della sentenza impugnata, precisando che la relativa controversia va instaurata dinanzi al Tribunale amministrativo regionale competente per territorio, con gli effetti di traslatio iudicii precisati da Cass., SS.UU., 22 febbraio 2007, n. 4109, e nel rispetto del principio generale, affermato da Corte cost., 12 marzo 2007, n. 77, secondo cui gli effetti, sostanziali e processuali, prodotti dalla domanda proposta dinanzi al giudice privo di giurisdizione si conservano, a seguito di declinatoria di giurisdizione, nel processo proseguito davanti al giudice munito di giurisdizione, atteso che l’opposto principio – non formulato espressamente in una o più disposizioni di legge, ma presupposto dall’intero sistema dei rapporti tra giudice ordinario e giudici speciali e tra i giudici speciali – per cui la declinatoria della giurisdizione comporta l’esigenza di instaurare ex novo il giudizio senza che gli effetti sostanziali e processuali prodotti dalla domanda originariamente proposta si conservino nel nuovo giudizio, «deve essere espunto, come tale, dall’ordinamento».

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