Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Il danno non patrimoniale va sempre provato

Tribunale di Bari, Sez. III, 15 ottobre 2010

Danno non patrimoniale – Danno conseguenza – Onere della prova – Mezzi di prova – Nozioni di comune esperienza e presunzioni – Ammissibilità.

Il danno non patrimoniale, anche quando sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituisce danno conseguenza (Cass. n. 8827/2003; n. 8828/2003; n. 16004/2003), che deve essere allegato e provato.

Va disattesa, pertanto, la tesi che identifica il danno con l’evento dannoso, parlando di danno evento.
Tale tesi, enunciata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 184/1986, è stata superata dalla successiva sentenza n. 372/1994, seguita dalla Corte di Cassazione con le sentenze gemelle n. 8827 e n. 8828/2003.
Ugualmente da respingere è la variante costituita dall’affermazione che nel caso di lesione di valori della persona il danno sarebbe in re ipsa, perché la tesi snatura la funzione del risarcimento, che verrebbe concesso non in conseguenza dell’effettivo accertamento di un danno, ma quale pena privata per un comportamento lesivo.

Per quanto concerne i mezzi di prova, per il danno biologico la vigente normativa (d.lgs. n. 209/2005, artt. 138 e 139) richiede l’accertamento medico-legale.
Tuttavia, così come è nei poteri del giudice disattendere, motivatamente, le opinioni del consulente tecnico, del pari il giudice potrà non disporre l’accertamento medico-legale, non solo nel caso in cui l’indagine sulla persona sia impossibile (perché deceduta o per altre cause), ma anche quando lo ritenga, motivatamente, superfluo, e porre a fondamento della sua decisione tutti gli altri elementi utili acquisiti al processo (documenti, testimonianze), nonché avvalersi delle nozioni di comune esperienza e delle presunzioni.

Per gli altri pregiudizi non patrimoniali potrà farsi ricorso alla prova testimoniale, documentale e presuntiva.
Attenendo il pregiudizio (non biologico) ad un bene immateriale, il ricorso alla prova presuntiva è destinato ad assumere particolare rilievo, e potrà costituire anche l’unica fonte per la formazione del convincimento del giudice, non trattandosi di mezzo di prova di rango inferiore agli altri (v., tra le tante, Cass. n. 9834/2002). Il danneggiato dovrà tuttavia allegare tutti gli elementi che, nella concreta fattispecie, siano idonei a fornire la serie concatenata di fatti noti che consentano di risalire al fatto ignoto.

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