Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Categoria » III. Processo di esecuzione

Non può essere iscritta ipoteca sugli immobili del debitore ex art. 77, d.P.R. n. 602/1973 se il credito non supera gli ottomila euro

Cassazione civile, Sez. unite, 22 febbraio 2010, n. 4077

Espropriazione immobiliare – Iscrizione di ipoteca ex art. 77, d.P.R. n. 602/1973 – Limite minimo del credito.

L’iscrizione di ipoteca sugli immobili del debitore ex art. 77, d.P.R. n. 602/1973, rappresentando un atto preordinato e strumentale all’espropriazione immobiliare, soggiace al limite minimo per quest’ultima stabilito dall’art. 76, comma 1, del medesimo d.P.R. n. 602/1973.
Ne consegue che non può essere iscritta ipoteca sui beni immobili del debitore se l’importo complessivo del credito per cui si procede non supera complessivamente gli ottomila euro.

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Controversie in tema d’iscrizione ipotecaria e relativa giurisdizione

Cassazione civile, Sez. unite, 22 febbraio 2010, n. 4077

Controversie in tema d’iscrizione ipotecaria – Giurisdizione – Natura del credito azionato.

Al pari delle controversie in tema di fermo di beni mobili di cui all’art. 86, d.P.R. n. 602/1973 (che appartengono alla giurisdizione delle Commissioni tributarie solamente se il fermo è stato eseguito a garanzia del soddisfacimento di crediti di natura tributaria; cfr. Cass. n. 14831/2008 e Cass. n. 6593/2009), anche le controversie in tema d’iscrizione ipotecaria rientrano nella giurisdizione delle Commissioni tributarie soltanto nel caso in cui l’iscrizione ipotecaria sia stata effettuata per ottenere il pagamento d’imposte o tasse (cfr. Cass. n. 6594/2009).

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E’ illegittima la richiesta – formulata con atto di precetto su sentenza – di diritti per disamina dispositivo sentenza, disamina testo integrale sentenza e ritiro fascicolo

Tribunale di Bari, Sez. II, 29 ottobre 2008, n. 2445

Diritti per disamina dispositivo sentenza, disamina testo integrale sentenza e ritiro fascicolo – Non ripetibilità in sede di precetto.

E’ illegittima la richiesta – formulata con atto di precetto su sentenza notificato dalla parte vittoriosa - di diritti per disamina dispositivo sentenza, disamina testo integrale sentenza e ritiro fascicolo, «in quanto voci corrispondenti ad attività del processo di cognizione, la cui liquidazione non poteva non essere contemplata nel relativo capo della pronuncia azionata».
Il diritto di scritturazione copie deve egualmente ritenersi indebito, poiché non attribuito ad uno specifico atto di parte per il quale possa competere.
Quanto alle voci tariffarie consultazioni con il cliente e corrispondenza informativa con il cliente, costituiscono diritti non ripetibili nei confronti della parte soccombente in sede di precetto intimato dalla parte vittoriosa anche successivamente e in relazione alla sentenza definitiva (cfr. Cass. n. 12270/2002).

Di contro, è legittima la richiesta di registrazione, attività prodromica all’avvio dell’esecuzione.

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La duplicazione di titoli giudiziali è ammessa laddove il secondo titolo assicuri una tutela più piena

Cassazione civile, Sez. II, 26 giugno 2006, n. 14737

Esecuzione forzata – Titolo esecutivo – Duplicazione – Ammissibilità qualora la formazione del secondo titolo assicuri una tutela più piena.

La duplicazione di titoli giudiziali consacranti uno stesso diritto non è di regola consentita. Essa, tuttavia, deve essere ammessa laddove il secondo titolo assicuri una tutela più piena.

In particolare, nel caso di specie la Corte di cassazione ha affermato che il c.t.u. che abbia ottenuto un decreto di liquidazione del compenso può agire in sede monitoria, poiché il decreto ingiuntivo, diversamente dal primo provvedimento, consente l’iscrizione di ipoteca giudiziale (cfr. Cass., 5 gennaio 2001, n. 135; Cass., 10 settembre 2004, n. 18248).

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Le spese relative al precetto, come quelle di tutti gli altri atti successivi e conseguenti alla sentenza, ben possono essere contenute nel precetto stesso, senza che occorra una liquidazione da parte del giudice dell’esecuzione, costituendo un accessorio di legge alle spese processuali

Cassazione civile, Sez. III, 29 luglio 2002, n. 11170

Precetto – Precettabilità delle spese ad esso inerenti – Ammissibilità.

Poiché il precetto è un atto che precede l’esecuzione, le relative spese ben possono essere contenute nel precetto stesso, senza che occorra una liquidazione da parte del giudice dell’esecuzione, costituendo esse un accessorio di legge alle spese processuali, come quelle di tutti gli altri atti successivi e conseguenti alla sentenza (notificazione, trascrizione e registrazione della sentenza), ovviamente laddove effettivamente sostenute (cfr. Cass. n. 457/1994; Cass. S.U. n. 1471/1996; Cass. n. 2870/1984).

Poiché dette spese conseguono per legge, il giudice che abbia condannato la parte soccombente non solo al pagamento delle spese processuali effettivamente sostenute fino al momento della decisione, ma anche genericamente a quelle successive conseguenti, in effetti non si pronuncia su una domanda, ma esplicita quell’obbligo consequenziale già contenuto nella legge.
Pertanto, ove l’altra parte impugni la decisione sotto questo profilo, lamentando la violazione dell’art. 112 c.p.c. (corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato), detta impugnazione sarà priva di interesse, poiché, ove anche accolta, non determinerebbe una posizione più favorevole per l’impugnante, in quanto, anche in assenza di detta statuizione, egli sarebbe sempre tenuto, ove già condannato al pagamento delle spese processuali, a rivalere la controparte di dette spese accessorie conseguenti alla sentenza.

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