Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Categoria » trattazione della causa

Va rigettata l’istanza formulata ai sensi dell’art. 186 bis c.p.c. laddove la pretesa creditoria sia oggetto di specifica contestazione da parte del debitore, pur non sorretta da alcuna prova

Tribunale di Varese, Sez. I, ord. 1 ottobre 2009

Istanza per il pagamento di somme non contestate – Presupposto della non contestazione – Specificità della contestazione – Sussistenza.

Tizio evocava in giudizio la Alfa srl, assumendo che questa avesse acquistato da lui beni per un ammontare pari ad euro 77.700,00, come da fatture depositate in atti e dichiarate dall’attore come non onorate.
La Alfa srl si costituiva in giudizio, eccependo l’infondatezza della domanda, atteso che i beni  in discorso risultavano regolarmente e congruamente pagati dalla società acquirente, coma da documentazione che allegava.
Sopravveniva, in corso di causa, istanza ex art. 186 bis c.p.c. da parte dell’attore, con cui quest’ultimo richiedeva emissione di ingiunzione di pagamento di somme non contestate assumendo che la convenuta, pur asserendo di avere pagato tutto quanto dovuto, non documentava integralmente l’avvenuto pagamento, lasciando quindi incontestata una minor somma.
In particolare, secondo l’attore, la convenuta aveva prodotto n. 15 assegni i cui importi, sommati, conducevano alla somma complessiva di 63.800,00 (non anche a quella richiesta in citazione pari ad Euro 77.700,00).

Ciò premesso in fatto, il Giudice varesino ha ricordato che il procedimento anticipatorio di condanna, richiesto dall’istante, ripercorre la linea procedimentale inaugurata dall’art. 423, comma I, c.p.c. per il rito del lavoro e trae linfa dalla sussistenza di una pretesa che sia rimasta insoddisfatta fuori dal processo e non contestata nel processo (dalle parti costituite).
Non vi è consenso di opinioni, in dottrina, quanto alla individuazione dei comportamenti che, in concreto, possano integrare il presupposto della “non contestazione”; certo è che, essendo l’istituto della non contestazione oggi generalizzato nel nuovo art. 115 c.p.c. a seguito della legge n. 69 del 2009, deve accedersi, perché confermata dal legislatore, a quella impostazione dottrinaria che, sin da data risalente, richiedeva una contestazione “specifica”, sostenendo che una contestazione “generica” equivalesse a contegno inidoneo ad inibire la facoltà del Giudice di provvedere ai sensi dell’art. 186 bis c.p.c.
E allora, la pronuncia invocata dall’istante richiede di verificare se il convenuto abbia contestato l’altrui pretesa (avente ad oggetto obbligazioni pecuniarie) e se tanto abbia fatto mediante ricorso a contestazioni che si lasciano apprezzare per specificità.

Orbene, ha reputato il Giudice varesino che nel caso sottoposto al suo esame le somme fossero state contestate, con assolvimento dell’onere imposto dall’art. 186 bis c.p.c.
La Alfa srl, infatti, costituendosi nel procedimento, ha introdotto in giudizio una eccezione di intervenuto pagamento del debito ed ha, cioè, allegato un fatto estintivo dell’altrui diritto, deducendo la solutio (quale fatto estintivo tipico dell’obbligazione pecuniaria).
Vi è, poi, che la convenuta ha anche eccepito il pagamento nella misura “congrua”, con ciò non potendosi ritenere, allo stato, esente da contestazione anche il quantum debeatur.
Ed invero, parte attrice incorre nell’equivoco di far confluire l’onere di non contestazione sul terreno probatorio: è vero che l’assenza di contestazione equivale a relevatio ab onere probandi, ma è anche vero che “contestare” non vuol dire “provare”, altrimenti attraverso tale istituto vi sarebbe una surrettizia forma di inversione dell’onere della prova.
Altrimenti detto: se il convenuto contesta il credito pari a 77.000,00 sostenendo di avere adempiuto, ma produce atti che certificano, documentalmente, un adempimento per soli euro 63.800,00, qui non si fa questione di onere della contestazione ma si fa questione di onere della prova. Ed, infatti, l’onere di provare i fatti estintivi dell’altrui diritto gravita nella sfera dell’eccipiente, non anche in quella di colui qui agit. Ed allora, il fatto sarà contestato ma non ancora provato.
Alla luce delle considerazioni che precedono, il Giudice ha respinto l’istanza.

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