Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Categoria » appello

Il deposito, al momento della costituzione in giudizio dell’appellante, d’una copia dell’atto d’appello in luogo dell’originale contenente la relata dell’avvenuta notifica, non comporta la sanzione d’improcedibilità del gravame, ma costituisce mera irregolarità

Cassazione civile, Sez. II, 17 novembre 2010, n. 23192

Impugnazioni – Appello – Improcedibilità – Costituzione dell’appellante – Deposito d’una copia dell’atto d’appello in luogo dell’originale – Mera irregolarità.

Con sentenza n. 360/2007, la Corte d’appello di Napoli dichiarava improcedibile ex art. 348 c.p.c. l’impugnazione della sentenza di rigetto dell’opposizione proposta da Tizio avverso il decreto ingiuntivo intimatogli da Caio.
In particolare, il giudice a quo ha ritenuto invalida la costituzione dell’appellante effettuata mediante iscrizione della causa a ruolo il 3.4.06 con il deposito della sola copia dell’atto d’appello, notificato il 28.3.06, mentre l’originale era stato successivamente depositato il 7.6.06, oltre il termine stabilito dal combinato disposto degli artt. 165 e 347 c.p.c.

Tizio propone ricorso per la cassazione della sentenza n. 360/2007 della Corte d’appello di Napoli.
Il ricorrente – denunziando la violazione degli artt. 347, 348, 165 e 156 c.p.c. – sostiene che il principio di tassatività delle cause d’improcedibilità, desumibile dal tenore letterale dell’art. 348 c.p.c., imponga di ritenere tale sanzione applicabile solo nel caso di mancata costituzione dell’appellante nei termini, onde il deposito di una copia in luogo dell’originale dell’atto di citazione non darebbe luogo ad una causa d’improcedibilità ma ad una mera irregolarità nella costituzione, ove tempestivamente avvenuta nel rispetto di quanto previsto dal combinato disposto degli artt. 165 e 347 c.p.c., mentre in relazione al deposito della copia dell’atto d’appello in luogo dell’originale soccorrerebbero i principi generali dettati dall’art. 156 c.p.c.

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondata tale censura: «come la prevalente giurisprudenza di questa Corte ha recentemente evidenziato, infatti, l’accertamento dell’avvenuto deposito, al momento della costituzione in giudizio dell’appellante, d’una copia (o velina) dell’atto d’appello in luogo dell’originale contenente la relata dell’avvenuta notifica, non comporta la sanzione d’improcedibilità del gravame (Cass. 29.7.09 n. 17666, 24.8.07 n. 17958, 9.12.04 n. 23027)».

In proposito si è evidenziato come il nuovo testo dell’art. 348 c.p.c. abbia apportato significative modifiche alla disciplina dell’improcedibilità dell’appello, in quanto «ha previsto quali ipotesi tassative (sulla tassatività delle ragioni d’improcedibilità dell’appello cfr. Cass. 2.7.03 n. 10404, 3.8.04 n. 14869, 28.1.09 n. 2171) soltanto, al primo comma, la mancata tempestiva costituzione dell’appellante ed, al capoverso, la mancata comparizione dello stesso, una volta costituitosi, alla prima udienza ed in quella successiva; sotto il primo degli indicati profili, tuttavia, come chiaramente desumibile dal tenore letterale della disposizione, la sanzione immediata ed insanabile, anche quindi a prescindere dalla condotta processuale dell’appellato, attiene alla sola mancata tempestiva costituzione dell’appellante che deve aver luogo “in termini”, non anche al mancato rispetto delle “forme” previste per i procedimenti davanti al tribunale, nonostante alle stesse, compreso dunque il deposito dell’originale della citazione, operi rinvio il precedente art. 347 c.p.c.».

D’altra parte, sebbene l’art. 165 c.p.c. imponga all’attore di costituirsi, entro dieci giorni dalla notificazione della citazione, depositando in cancelleria la nota d’iscrizione a ruolo ed il proprio fascicolo contenente l’originale della citazione, la procura ed i documenti offerti in comunicazione, non di meno la Suprema Corte ha già avuto occasione di affermare come la costituzione in giudizio dell’attore avvenuta mediante deposito in cancelleria, oltre che della nota d’iscrizione a ruolo, del proprio fascicolo contenente una copia anziché l’originale dell’atto di citazione, depositato in seguito ed oltre la scadenza del termine prescritto, non determini alcuna nullità della costituzione stessa, ma integri una mera ipotesi d’irregolarità rispetto alle modalità stabilite dalla legge, non conseguendo a tale violazione alcuna lesione dei diritti della controparte e stabilendosi il contraddittorio con la notifica della citazione (Cass. 13.8.04 n. 15777).
L’applicazione al giudizio d’appello dei principi espressi in tale decisione rende evidente la non riconducibilità della fattispecie in esame all’ipotesi di mancata tempestiva costituzione, che sola varrebbe, a norma dell’art. 348 c.p.c. nel testo novellato dalla legge n. 353/1990, a giustificare una pronunzia di improcedibilità.

Non può, dunque, condividersi la diversa soluzione adottata da Cass. 1.7.08 n. 18009 sulla base d’un “distinguo” tra art. 165 c.p.c., in relazione al quale accoglie la riferita giurisprudenza che esclude l’essenzialità in sede di costituzione del deposito dell’originale notificato dell’atto di citazione, ed art. 348 c.p.c., in relazione al quale, per contro, ravvisando la ratio della comminatoria dell’improcedibilità nell’esigenza di certezza dell’instaurazione del giudizio, tale essenzialità afferma in funzione d’un controllo da parte del giudice dell’effettiva proposizione dell’impugnazione.
Una siffatta impostazione della questione, invero, non solo non tiene conto della sopra evidenziata espressa limitazione del dettato normativo che ricollega la procedibilità dell’appello alla sola tempestività della costituzione, di per sé confermativa della volontà d’impugnare, e non alle modalità della costituzione stessa, ma soprattutto sembra fare riferimento ad un’ipotesi d’attività di controllo preventivo inauditae partes da parte del giudice a seguito della sola costituzione – che la normativa non prevede, nel qual caso avrebbe un senso anche un’immediata declaratoria d’improcedibilità – mentre tale controllo ha luogo successivamente in sede di decisione, laddove ben può il giudice prendere visione della copia notificata pur se tardivamente depositata.

Nella qual sede, alla declaratoria d’improcedibilità potrebbe pervenirsi soltanto ove venisse accertata una difformità tra copia depositata ed originale dell’atto d’impugnazione, ma ove non sia in discussione – come nella specie non è – la conformità dei due atti, devesi ravvisare nel deposito della copia in luogo dell’originale una mera irregolarità, non integrando tale deviazione dal modello legale una costituzione priva dei requisiti essenziali al raggiungimento dello scopo dell’atto e non comportando essa di per sé alcuna violazione dei diritti difensivi dell’appellato nei confronti del quale il contraddittorio si costituisce con la notifica della citazione.

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Nel caso di elezione di domicilio presso una persona determinata, qualora l’atto sia stato ricevuto direttamente dal domiciliatario ovvero da una persona addetta al domicilio, la notificazione è valida anche se eseguita nel luogo diverso in cui il domiciliatario abbia trasferito la sede principale dei suoi affari ed interessi

Cassazione civile, Sez. lavoro, 10 gennaio 2008, n. 269

Impugnazioni – Notificazione dell’atto di appello - Notifica presso una persona determinata – Prevalenza del dato di riferimento personale su quello topografico.

Nel caso di elezione di domicilio presso una persona determinata che assume la veste di domiciliatario, il dato di riferimento personale prevale su quello topografico con riguardo alla notificazione degli atti e pertanto, se l’atto sia stato ricevuto direttamente dal domiciliatario ovvero da una persona addetta al domicilio, la notificazione è valida anche se eseguita nel luogo diverso in cui il domiciliatario abbia trasferito la sede principale dei suoi affari ed interessi, dovendosi, in tal caso, ritenere raggiunto lo scopo della notificazione, consistente nel porre in grado la persona presso la quale il domicilio è stato eletto di informare tempestivamente della notifica colui che lo aveva designato come domiciliatario (cfr. Cass. n. 6098/1999).

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Nel caso in cui la notifica dell’atto di appello presso il procuratore domiciliatario abbia avuto esito negativo a causa del suo trasferimento, è onere del notificante effettuare apposite ricerche volte ad individuare il luogo del nuovo recapito del procuratore stesso

Cassazione civile, Sez. I, 20 settembre 2007, n. 19477

Impugnazioni – Notificazione dell’atto di appello – Notifica presso il domicilio dichiarato nel giudizio a quo – Esito negativo dovuto al trasferimento del procuratore – Insussistenza dell’obbligo del procuratore trasferitosi di comunicare la variazione all’altra parte – Onere per il notificante di effettuare apposite ricerche volte ad individuare il luogo del nuovo recapito del procuratore – Inesistenza della notifica effettuata in cancelleria – Insanabilità.

Qualora la notificazione dell’atto di appello presso il procuratore domiciliatario abbia avuto esito negativo a causa del mancato reperimento di quest’ultimo nel luogo indicato nell’elezione di domicilio e, segnatamente, a causa del fatto che il difensore medesimo si sia successivamente trasferito altrove, poiché  l’onere del procuratore di provvedere alla comunicazione del cambio di indirizzo è previsto soltanto per il domicilio eletto autonomamente, mentre l’elezione operata dalla parte presso lo studio del procuratore ha la sola funzione di indicare la sede dello studio del procuratore, spetta al notificante effettuare apposite ricerche volte ad individuare il luogo del nuovo recapito del procuratore stesso, così da eseguire la successiva notificazione al diverso domicilio reale del procuratore anzidetto (quale risulta dagli atti processuali ovvero dall’albo professionale) o, nel caso in cui risulti inoperante l’elezione di domicilio presso il medesimo (come nel caso di cancellazione dall’albo professionale del procuratore costituito, che determina la decadenza dall’ufficio e che, facendo venire meno lo ius postulandi, implica la mancanza di legittimazione di quel difensore a compiere e ricevere atti processuali, nonché il venir meno dell’elezione di domicilio sopraindicata), alla parte personalmente (cfr. Cass. n. 5231/1999; Cass. n. 18003/2002; Cass. n. 19333/2003; Cass. n. 14033/2005; Cass. n. 1180/2006).

Ne consegue che la notifica eventualmente effettuata presso la cancelleria è inesistente perché priva di qualsiasi collegamento con il destinatario di essa, restando insuscettibile di sanatoria, con efficacia ex tunc, pur a seguito della costituzione di quest’ultimo nel giudizio di appello.

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La notificazione della sentenza di primo grado al fine della decorrenza del termine breve di impugnazione dev’essere effettuata al domicilio reale del procuratore, anche se non vi sia stata rituale comunicazione del trasferimento alla controparte

Cassazione civile, Sez. II, 1 luglio 2005, n. 14033

Impugnazioni – Notificazione della sentenza di primo grado – Notifica presso il domicilio dichiarato nel giudizio a quo – Esito negativo dovuto al trasferimento del procuratore – Insussistenza dell’obbligo del procuratore trasferitosi di comunicare la variazione all’altra parte – Onere per il notificante di effettuare apposite ricerche volte ad individuare il luogo del nuovo recapito del procuratore.

La notificazione della sentenza di primo grado al fine della decorrenza del termine breve di impugnazione dev’essere effettuata al domicilio reale del procuratore (quale risulta dall’albo, ovvero dagli atti processuali, come nel caso di timbro apposto su comparsa conclusionale di primo grado) anche se non vi sia stata rituale comunicazione del trasferimento alla controparte. Il dato del riferimento personale prevale, infatti, su quello topografico, né sussiste alcun onere del procuratore di provvedere alla comunicazione del cambio di indirizzo; tale onere è previsto, infatti, per il domicilio eletto autonomamente, mentre l’elezione operata dalla parte presso lo studio del procuratore ha solo la funzione di indicare la sede dello studio del procuratore, sicché costituisce onere del notificante l’effettuazione di apposite ricerche atte ad indicare il luogo di notificazione (Cass. n. 2740/1998; Cass. n. 6098/1999; Cass. n. 8287/2002).

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