Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Categoria » IV. Procedimenti speciali

Procedimento per convalida di sfratto: opposizione dell’intimato e proponibilità di nuove domande ed eccezioni nel conseguente giudizio a cognizione piena

Cassazione civile, Sez. III, 5 marzo 2009, n. 5356

Procedimento per convalida di sfratto – Opposizione dell’intimato ai sensi dell’art. 665 c.p.c. – Mutamento del rito – Instaurazione di un nuovo e autonomo procedimento con rito ordinario – Proponibilità di nuove domande ed eccezioni.

Nel procedimento per convalida di sfratto, l’opposizione dell’intimato ai sensi dell’articolo 665 c.p.c. determina la conclusione del procedimento a carattere sommario e l’instaurazione di un nuovo e autonomo procedimento a cognizione piena, nel quale le parti possono esercitare tutte le facoltà connesse alle rispettive posizioni, ivi compresa – per il locatore – la possibilità di chiedere la risoluzione per inadempimento del conduttore in relazione al mancato pagamento di canoni od oneri condominiali non considerati nel ricorso per convalida di sfratto e – per il conduttore - la possibilità di dedurre nuove eccezioni e di spiegare domanda riconvenzionale (in termini, cfr. Cass. n. 21242/2006; Cass., n. 16635/2008).

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Valore probatorio dei rilievi effettuati in sede di accertamento tecnico preventivo

Cassazione civile, Sez. II, 6 febbraio 2008, n. 2800

Procedimenti di istruzione preventiva – Accertamento tecnico preventivo – Valore probatorio nel successivo giudizio di merito dei rilievi effettuati in sede di a.t.p.

Se è pur vero che l’accertamento tecnico preventivo non è un mezzo di prova, poiché – ai sensi dell’art. 696 c.p.c. – è finalizzato principalmente a «far verificare, prima del giudizio, lo stato di luoghi o la qualità o la condizione di cose» che, suscettibili di mutamenti o alterazioni nel tempo, vanno accertati e documentati per essere portati poi alla cognizione del giudice prima che ciò possa accadere, per consentirgli di decidere sulla base delle prospettazioni e deduzioni fatte con riferimento a quelle condizioni e a quello stato, è altrettanto vero che dagli accertamenti e rilievi compiuti in fase preventiva il giudice può trarre utili elementi che, apprezzati e valutati unitamente e nel contesto delle altre risultanze processuali, possono concorrere a fondare il suo convincimento in ordine alla fondatezza dell’uno o dell’altro assunto.

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Azioni nunciatorie nei confronti della pubblica amministrazione

Cassazione civile, Sez. unite, 28 febbraio 2007, n. 4633

Azioni nunciatorie nei confronti della pubblica amministrazione – Azione di danno temuto – Giurisdizione del giudice ordinario - Ammissibilità qualora l’attività della p.a. si concreti in una mera attività materiale che invada la sfera giuridica e patrimoniale del privato - Irrilevanza del contenuto concreto del provvedimento richiesto.

Sono ammissibili i procedimenti nunciatori nei confronti della pubblica amministrazione, allo stesso modo delle azioni a tutela del possesso, tutte le volte in cui l’attività della p.a. denunciata non si ricolleghi ad atti o provvedimenti amministrativi, emessi nell’ambito e nell’esercizio di poteri discrezionali ad essa spettanti, di contenuto ablativo (sia pure in senso lato), idonei ad incidere nella sfera giuridica del privato, ma si concreti in una mera attività materiale che invada la sfera giuridica e patrimoniale del privato, ledendo beni di cui questi assuma di essere proprietario o possessore (cfr. Cass., Sez. unite, 27 ottobre 1995, n. 1170).

Posto che la sussistenza della giurisdizione in tema di azioni possessorie nei confronti della pubblica amministrazione va esaminata in relazione al petitum sostanziale della sottostante pretesa di merito, va pertanto affermata la giurisdizione del giudice ordinario ogniqualvolta la domanda risulti diretta a tutelare una posizione di diritto soggettivo, mentre non rileva in contrario il contenuto concreto del provvedimento richiesto dalla parte a difesa del possesso, il quale può implicare soltanto un limite interno alle attribuzioni di quel giudice, giustificato dal divieto di annullamento, revoca o modifica dell’atto amministrativo ai sensi dell’art. 4 della l. 20 marzo 1865, n. 2248, all. E (cfr. Cass., Sez. unite, 26 agosto 1993, n. 9005).

Nel caso di specie, il denunciante si è limitato ad invocare la rimozione del pericolo al bene di sua proprietà derivante da un immobile della p.a., sicché spetta certamente al giudice ordinario valutare se sussista detto pericolo e se sia riconducibile al modo di essere dell’immobile suddetto, e, quindi, individuare i rimedi possibili per rimuoverlo.

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La duplicazione di titoli giudiziali è ammessa laddove il secondo titolo assicuri una tutela più piena

Cassazione civile, Sez. II, 26 giugno 2006, n. 14737

Esecuzione forzata – Titolo esecutivo – Duplicazione – Ammissibilità qualora la formazione del secondo titolo assicuri una tutela più piena.

La duplicazione di titoli giudiziali consacranti uno stesso diritto non è di regola consentita. Essa, tuttavia, deve essere ammessa laddove il secondo titolo assicuri una tutela più piena.

In particolare, nel caso di specie la Corte di cassazione ha affermato che il c.t.u. che abbia ottenuto un decreto di liquidazione del compenso può agire in sede monitoria, poiché il decreto ingiuntivo, diversamente dal primo provvedimento, consente l’iscrizione di ipoteca giudiziale (cfr. Cass., 5 gennaio 2001, n. 135; Cass., 10 settembre 2004, n. 18248).

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Gli eventi descritti in sede di accertamento tecnico preventivo possono essere considerati dal giudice come fonte di prova e come base dell’indagine affidata ad un consulente tecnico nel corso del processo

Cassazione civile, Sez. II, 22 marzo 2006, n. 6319

Procedimenti di istruzione preventiva – Accertamento tecnico preventivo – Valore probatorio nel successivo giudizio di merito dei rilievi effettuati in sede di a.t.p.

Gli eventi descritti in sede di accertamento tecnico preventivo – ovvero lo stato dei luoghi, la qualità e le condizioni delle cose – possono essere considerati dal giudice come fonte di prova e come base dell’indagine affidata ad un consulente tecnico nel corso del processo (cfr. in tal senso Cass., 22 giugno 2001, n. 8600).

Correttamente, dunque, il giudice di merito ha ritenuto utilizzabili le risultanze dell’accertamento tecnico preventivo eseguito antecedentemente al giudizio di merito ed ha considerato pienamente valida la consulenza tecnica d’ufficio, anche nella parte in cui si era fondata sulle rilevazioni dell’accertamento tecnico preventivo.

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