Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Categoria » prove

Nel giudizio di opposizione a ordinanza ingiunzione relativo al pagamento di una sanzione amministrativa è ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale o rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile contraddittorietà oggettiva

Cassazione civile, Sez. II, 11 settembre 2010, n. 19416

Sanzioni amministrative – Giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione di pagamento – Verbale di accertamento di violazione del codice della strada – Efficacia probatoria privilegiata – Querela di falso.

Come già chiarito dalle Sezioni unite della Corte di Cassazione (sent. n. 17355/2009), «nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione relativo al pagamento di una sanzione amministrativa è ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale o rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile contraddittorietà oggettiva, mentre è riservata al giudizio di querela di falso, nel quale non sussistono limiti di prova e che è diretto anche a verificare la correttezza dell’operato del pubblico ufficiale, la proposizione e l’esame di ogni questione concernente l’alterazione nel verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realtà degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei fatti» (in termini cfr. Cass., Sez. II, n. 232/2010).

Tale pronuncia, superando il precedente e già prevalente indirizzo che ammetteva la contestabilità delle risultanze del verbale, ove aventi ad oggetto accadimenti repentini, rilievi a distanza di oggetti o persone in movimento e fenomeni dinamici in genere, ha sancito la fede privilegiata ex art. 2700 c.c., in ordine a tutto quanto il pubblico ufficiale affermi avvenuto in sua presenza, con la conseguenza che anche nelle ipotesi in cui, come nella specie, si deducano sviste o altri involontari errori od omissioni percettivi da parte del verbalizzante, è necessario proporre querela di falso.

Legittimamente, dunque, il Giudice di pace non ha ammesso la prova testimoniale, in quanto detta prova poteva essere utilmente richiesta solo nel giudizio incidentale per querela di falso.

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Sottoscrizione in bianco di un documento e successivo riempimento contra pacta o absque pactis

Cassazione civile, Sez. III, 1 settembre 2010, n. 18989

Prova civile – Prova documentale – Scrittura privata – Sottoscrizione di un documento in bianco – Disconoscimento di scrittura privata – Eccezione di abusivo riempimento di foglio firmato in bianco ed eccezione di riempimento non autorizzato.

Nel caso di sottoscrizione di documento in bianco, colui che contesta il contenuto della scrittura non è tenuto a proporre querela di falso se non assume che il riempimento sia avvenuto absque pactis, cioè in maniera non autorizzata dal sottoscrittore con preventivo patto di riempimento (Cass. 18059/2007), poiché in tal caso il documento esce completamente e definitivamente dalla sfera di controllo del sottoscrittore, sicché l’interpolazione del testo investe il modo di essere oggettivo dell’atto, tanto da realizzare una vera e propria falsità materiale, che esclude la provenienza del documento dal sottoscrittore.

Invece, colui che, riconoscendo di aver sottoscritto il documento, si duole del suo riempimento in modo difforme da quello pattuito, ha l’onere di provare la sua eccezione di abusivo riempimento contra pacta e quindi di inadempimento del mandato ad scribendum ovvero di non corrispondenza tra il dichiarato e ciò che si intendeva fosse dichiarato (Cass. 2524/2006, Cass. 6167/2009) perché, non potendo esser esclusa la provenienza del documento dal suo sottoscrittore, attraverso il patto di riempimento questi fa preventivamente proprio il risultato espressivo prodotto dalla formula che sarà adottata dal riempitore (Cass. 5245/2006).

Nel caso di specie, pacifico che al momento della sottoscrizione il documento era in bianco, avrebbe dovuto essere onere di chi ne ha contestato il contenuto provare che il suo riempimento è avvenuto contra pacta, ovvero proporre querela di falso se compilato absque pactis.

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Nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione relativo al pagamento di una sanzione amministrativa è ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento o rispetto alle quali l’atto pubblico non è suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile contraddittorietà oggettiva

Cassazione civile, Sez. II, 10 agosto 2010, n. 18609

Sanzioni amministrative – Giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione di pagamento – Verbale di accertamento di violazione del codice della strada – Efficacia probatoria privilegiata.

Nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione relativo al pagamento di una sanzione amministrativa è ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale o rispetto alle quali l’atto pubblico non è suscettibile di fede privilegiata ex art. 2700 c.c. per una sua irrisolvibile contraddittorietà oggettiva, mentre è riservata al giudizio di querela di falso, nel quale non sussistono limiti di prova e che è diretto anche a verificare la correttezza dell’operato del pubblico ufficiale, la proposizione e l’esame di ogni questione concernente l’alterazione nel verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realtà degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei fatti (in senso conforme, cfr. Cass., SS.UU. n. 17355/2009; Cass., Sez. II, n. 232/2010).

Nel caso di specie, parte opponente ha proposto opposizione per l’annullamento di un verbale di contestazione relativo a uso di apparecchio telefonico cellulare senza uso di vivavoce o di auricolare, contestando di aver fatto uso del telefono, mentre invece avrebbe dovuto impugnare le attestazioni dell’agente accertatore, contenute nel verbale, mediante querela di falso, e nell’ambito di tale speciale procedimento confutare la attestazione verbalizzata dal pubblico ufficiale. In mancanza, il verbale costituisce sufficiente prova della violazione, ed impone il rigetto dell’opposizione.

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Non è necessario proporre querela di falso qualora si intendano provare elementi diversi ed ulteriori rispetto a quanto verbalizzato dal pubblico ufficiale

Cassazione civile, Sez. II, 23 novembre 2009, n. 24662

Atto pubblico – Prova di circostanze ulteriori e diverse rispetto a quelle verbalizzate – Non necessità della querela di falso.

La proposizione della querela di falso non è necessaria nel caso in cui ciò che si intenda provare non sia in contrasto con quanto riportato dal pubblico ufficiale rogante, ma tenda ad appurare elementi diversi ed ulteriori rispetto alle constatazioni verbalizzate (cfr. Cass. n. 10128/2003; Cass. n. 17106/2002).

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Il disconoscimento della conformità all’originale non esclude il valore della fotocopia, ma onera la parte che l’ha prodotta ad esibire l’originale

Cassazione civile, Sez. lavoro, 2 febbraio 2009, n. 2590

Prova civile – Prova documentale – Copia fotostatica – Disconoscimento della conformità all’originale – Onere di provarne la conformità.

L’esplicito disconoscimento, ai sensi dell’art. 2719 c.c., della conformità all’originale della copia fotografica o fotostatica di un documento non impedisce al giudice di accertare tale conformità, attraverso la produzione o l’esibizione dell’originale (in termini, cfr. Cassazione civile, 17 luglio 2008, n. 19680).

In particolare, la produzione in giudizio della fotocopia della procura alle liti, non autenticata, non comporta automaticamente la nullità o l’inesistenza dell’atto introduttivo per difetto di ius postulandi nel difensore, ancorché la conformità di tale copia all’originale sia stata espressamente disconosciuta dall’altra parte (e dunque, nel caso di specie, l’eccezione formulata dalla controparte è stata giudicata infondata, posto che – a fronte della dedotta censura – la difesa aveva esibito in udienza l’originale della procura).

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Valore probatorio dei rilievi effettuati in sede di accertamento tecnico preventivo

Cassazione civile, Sez. II, 6 febbraio 2008, n. 2800

Procedimenti di istruzione preventiva – Accertamento tecnico preventivo – Valore probatorio nel successivo giudizio di merito dei rilievi effettuati in sede di a.t.p.

Se è pur vero che l’accertamento tecnico preventivo non è un mezzo di prova, poiché – ai sensi dell’art. 696 c.p.c. – è finalizzato principalmente a «far verificare, prima del giudizio, lo stato di luoghi o la qualità o la condizione di cose» che, suscettibili di mutamenti o alterazioni nel tempo, vanno accertati e documentati per essere portati poi alla cognizione del giudice prima che ciò possa accadere, per consentirgli di decidere sulla base delle prospettazioni e deduzioni fatte con riferimento a quelle condizioni e a quello stato, è altrettanto vero che dagli accertamenti e rilievi compiuti in fase preventiva il giudice può trarre utili elementi che, apprezzati e valutati unitamente e nel contesto delle altre risultanze processuali, possono concorrere a fondare il suo convincimento in ordine alla fondatezza dell’uno o dell’altro assunto.

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Gli eventi descritti in sede di accertamento tecnico preventivo possono essere considerati dal giudice come fonte di prova e come base dell’indagine affidata ad un consulente tecnico nel corso del processo

Cassazione civile, Sez. II, 22 marzo 2006, n. 6319

Procedimenti di istruzione preventiva – Accertamento tecnico preventivo – Valore probatorio nel successivo giudizio di merito dei rilievi effettuati in sede di a.t.p.

Gli eventi descritti in sede di accertamento tecnico preventivo – ovvero lo stato dei luoghi, la qualità e le condizioni delle cose – possono essere considerati dal giudice come fonte di prova e come base dell’indagine affidata ad un consulente tecnico nel corso del processo (cfr. in tal senso Cass., 22 giugno 2001, n. 8600).

Correttamente, dunque, il giudice di merito ha ritenuto utilizzabili le risultanze dell’accertamento tecnico preventivo eseguito antecedentemente al giudizio di merito ed ha considerato pienamente valida la consulenza tecnica d’ufficio, anche nella parte in cui si era fondata sulle rilevazioni dell’accertamento tecnico preventivo.

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