Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Categoria » prescrizione e decadenza

L’azione giudiziale per l’annullamento del licenziamento illegittimo va proposta nel termine quinquennale di prescrizione di cui all’art. 1442 c.c.

Cassazione civile, Sez. III, 2 novembre 2010, n. 22274

Rapporto di lavoro subordinato – Licenziamento – Impugnazione – Azione giudiziale di annullamento del licenziamento illegittimo – Termine quinquennale di prescrizione – Decorrenza.

Una volta osservato il termine di 60 giorni previsto – a pena di decadenza – dall’art. 6, legge n. 604/1966 per l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento da parte del lavoratore, la successiva azione giudiziale di annullamento del licenziamento illegittimo può essere proposta nel termine quinquennale di prescrizione di cui all’art. 1442 c.c., decorrente dalla comunicazione del recesso, senza che tale termine possa restare idoneamente interrotto dal compimento di una diversa attività (quale, ad esempio, l’istanza per il tentativo di conciliazione stragiudiziale).

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Nel procedimento davanti al giudice di pace, dopo la prima udienza non è più possibile proporre nuove domande o eccezioni o allegare a fondamento di esse nuovi fatti costitutivi, modificativi o estintivi

Cassazione civile, Sez. III, 4 gennaio 2010, n. 18

Procedimento davanti al giudice di pace – Termine per la proposizione di nuove eccezioni e per le relative allegazioni – Prima udienza.

Nel procedimento davanti al giudice di pace non è configurabile una distinzione tra prima udienza di comparizione e prima udienza di trattazione. Pertanto, dopo la prima udienza non è più possibile proporre nuove domande o eccezioni o allegare a fondamento di esse nuovi fatti costitutivi, modificativi o estintivi.

Pertanto, ai sensi dell’art. 320 c.p.c., comma 3, dopo tale udienza è preclusa alla parte la possibilità di proporre, per la prima volta, l’eccezione di prescrizione presuntiva (v. anche Cass. 29.1.2003 n. 1287).

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Nel caso in cui il compratore di un fondo agisca nei confronti del venditore per ottenere la riduzione del prezzo di acquisto, perché una parte del fondo venduto risulta di proprietà di un terzo, si configura un’ipotesi di evizione parziale, disciplinata dall’art. 1480 c.c.

Cassazione civile, Sez. II, 4 novembre 2009, n. 23343

Obbligazioni – Contratti – Vendita – Vendita di cosa parzialmente di altri – Diritto alla riduzione del prezzo – Prescrizione.

Nel caso in cui il compratore di un fondo agisca nei confronti del venditore per ottenere la riduzione del prezzo di acquisto, oltre al risarcimento del danno, perché una parte del fondo compravenduto risulta di proprietà non del venditore ma di un terzo, si configura un’ipotesi di evizione parziale, disciplinata dall’art. 1480 c.c. (rubricato: “vendita di cosa parzialmente di altri“), con la conseguente inapplicabilità del termine di prescrizione annuale previsto dall’art. 1541 c.c. per la diversa ipotesi di cui all’art. 1538 c.c., riguardante unicamente il caso in cui si accerti che il fondo oggetto della compravendita ha una estensione minore di quella dichiarata dai contraenti (cfr. Cass. n. 3994/1980).

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Non sussiste rapporto di solidarietà passiva tra il Fondo di garanzia per le vittime della strada ed il soggetto responsabile del danno

Cassazione civile, Sez. III, 19 agosto 2009, n. 18401

Circolazione stradale – Responsabilità civile da circolazione di veicoli – Fondo di garanzia per le vittime della strada – Natura risarcitoria della relativa obbligazione – Non sussiste solidarietà passiva con il soggetto responsabile del danno – Conseguenze.

Nel sistema della legge sull’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile da circolazione di veicoli, non si costituisce un rapporto di solidarietà passiva tra il Fondo di garanzia per le vittime della strada ed il soggetto responsabile del danno, perché l’obbligazione del Fondo ha natura risarcitoria e non indennitaria, ed è sostitutiva di quella del responsabile.

Ne consegue che la prescrizione dell’azione nei confronti del danneggiante non è interrotta da un valido atto interruttivo compiuto dal danneggiato nei confronti del Fondo (cfr. Cass. n. 2963/2002; Cass. n. 12671/2000).

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Il termine di prescrizione dell’azione di riduzione per lesione della quota di legittima decorre dalla data di accettazione dell’eredità

Cassazione civile, Sez. unite, 25 ottobre 2004, n. 20644

Successione legittima – Lesione della quota di riserva – Azione di riduzione – Prescrizione ordinaria – Decorso del termine.

Premesso che nessuna norma prevede che il termine per esperire l’azione di riduzione (incontestabilmente, quello decennale di cui all’art. 2946 c.c.) decorra dalla data di apertura della successione, va rilevato che un problema di individuazione del termine di decorrenza della prescrizione dell’azione di riduzione può porsi solo con riferimento alla lesione di legittima ricollegabile a disposizioni testamentarie.

Nel caso in cui la lesione derivi da donazioni, infatti, è indubbio che tale termine decorra dalla data di apertura della successione, non essendo sufficiente il relictum a garantire al legittimario il soddisfacimento della quota di riserva.

Diversa è la situazione che si presenta, invece, con riferimento alla ipotesi in cui la (potenziale) lesione della legittima consegua a disposizioni testamentarie.
In tal caso, infatti, il legittimario, fino a quando il chiamato in base al testamento non accetta l’eredità, rendendo attuale quella lesione di legittima che per effetto delle disposizioni testamentarie era solo potenziale, non sarebbe legittimato (per difetto di interesse) ad esperire l’azione di riduzione. Appare allora evidente che se manca la situazione di danno (accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base al testamento) alla quale l’azione di riduzione consente di porre rimedio, non può certo decorrere il termine di prescrizione di tale azione.
Ne consegue che il termine di prescrizione dell’azione di riduzione decorre dalla data di accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base a disposizioni testamentarie lesive della legittima, posto che con la sola apertura della successione non si è ancora realizzata la lesione di legittima e quindi mancano le condizioni di diritto perché possa iniziare a decorrere il termine per l’esperimento del rimedio predisposto dal legislatore per porre riparo a tale lesione.

Al contrario, una volta avvenuta la accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base a testamento, non costituisce ostacolo alla decorrenza del termine di prescrizione decennale dell’azione di riduzione la mancata conoscenza da parte del legittimario leso di tale accettazione dell’eredità.

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