Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Categoria » I. Persone e famiglia

Affiggere i nominativi dei condomini morosi nella bacheca condominiale accessibile al pubblico comporta una indebita diffusione di tali dati, come tale illecita e fonte di responsabilità civile, ai sensi degli articoli 11 e 15 del codice in materia di protezione dei dati personali

Cassazione civile, Sez. II, ordinanza 4 gennaio 2011, n. 186

Condominio – Affissione elenco condomini morosi nella bacheca condominiale – Violazione del diritto alla privacy – Sussistenza.

La misura in cui ciascun condomino è tenuto a partecipare alle spese condominiali e i dati relativi alla mora nel pagamento dei contributi hanno certamente una valenza contabile, di interesse ai fini della gestione collettiva, ma ciò non fa venir meno la loro natura di dati personali, soggetti, in quanto tali, alla disciplina del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e alle regole generali per il trattamento che esso delinea.

Ciò premesso, va rilevato che le informazioni relative al riparto delle spese, all’entità del contributo dovuto da ciascuno e alla mora nel pagamento degli oneri pregressi possono senz’altro essere oggetto di trattamento, anche senza il consenso dell’interessato, come si ricava dall’art. 24 del codice.
Difatti, le attività di gestione ed amministrazione delle parti comuni implicano che l’amministratore possa procedere alla raccolta, registrazione, conservazione, elaborazione e selezione delle informazioni concernenti le posizioni di dare ed avere dei singoli partecipanti al condominio.
Del pari, ragioni di buon andamento e di trasparenza giustificano una comunicazione di questi dati a tutti i condomini, non solo su iniziativa dell’amministratore in sede di rendiconto annuale o di assemblea ovvero nell’ambito delle informazioni periodiche trasmesse nell’assolvimento degli obblighi scaturenti dal mandato ricevuto, ma anche su richiesta di ciascun condomino, essendo questi investito di un potere di vigilanza e di controllo sull’attività di gestione delle cose, dei servizi e degli impianti comuni, che lo abilita a domandare in ogni tempo all’amministratore informazioni sulla situazione contabile del condominio, comprese quelle che riguardano eventuali posizioni debitorie degli altri partecipanti.

Il trattamento dei dati personali, per essere lecito, deve tuttavia avvenire nell’osservanza dei principi di proporzionalità, di pertinenza e di non eccedenza rispetto agli scopi per i quali i dati stessi sono raccolti (art. 11 del codice). Sull’amministratore del condominio, pertanto, grava il dovere di adottare le opportune cautele per evitare l’accesso a quei dati da parte di persone estranee al condominio.

L’affissione nella bacheca dell’androne condominiale del dato personale concernente le posizioni di debito del singolo condomino va al di là della giustificata comunicazione dell’informazione ai soggetti interessati nell’ambito della compagine condominiale; tale affissione, infatti, avvenendo in uno spazio accessibile al pubblico, non solo non è necessaria ai fini dell’amministrazione comune ma, soprattutto, si risolve nella messa a disposizione di quei dati in favore di una serie indeterminata di persone estranee e, quindi, in una indebita diffusione, come tale illecita e fonte di responsabilità civile, ai sensi degli artt. 11 e 15 del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196.

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La rappresentanza in giudizio per gli atti relativi alla amministrazione dei beni della comunione legale spetta ad entrambi i coniugi singolarmente

Cassazione civile, Sez. II, 27 febbraio 2009, n. 4856

Comunione legale tra coniugi – Amministrazione dei beni della comunione – Azioni reali o con effetti reali a difesa dei beni comuni – Legittimazione del singolo coniuge.

La rappresentanza in giudizio per gli atti relativi alla amministrazione dei beni facenti parte della comunione legale spetta, a norma dell’art. 180 cod. civ., ad entrambi i coniugi, per cui ciascuno di essi è legittimato ad esperire qualsiasi azione di carattere reale o con effetti reali diretta alla tutela della proprietà e del godimento della cosa comune, senza che sia necessaria la partecipazione al giudizio dell’altro coniuge, non vertendosi in una ipotesi di litisconsorzio necessario (cfr. Cass. n. 75/2006; Cass. n. 2106/2000; Cass. n. 4354/1999).
In particolare, si è chiarito che «l’azione di rivendicazione, non inerendo ad un rapporto giuridico plurisoggettivo unico ed inscindibile e non tendendo ad una pronuncia con effetti costitutivi, non introduce un’ipotesi di litisconsorzio necessario, con la conseguenza che essa può essere esercitata da uno solo o da taluni dei comproprietari» (Cass. n. 6637/2002), e che «nelle controversie che abbiano ad oggetto la validità o efficacia del titolo di acquisto di un bene compiuto individualmente da un coniuge in regime di comunione legale, l’altro coniuge, rimasto estraneo alla formazione dell’atto e non intestatario del bene, non è litisconsorte necessario, giacchè l’inclusione del bene nella comunione costituisce un effetto ope legis dell’acquisto compiuto» (Cass. n. 24031/2004; Cass. n. 13941/1999).

Peraltro, a fronte di tale orientamento, ve n’è un altro, nella giurisprudenza della Suprema Corte, che sostiene invece la necessità della integrazione del contraddittorio nei confronti del coniuge in comunione legale che non sia parte di un rapporto processuale (Cass. n. 7271/2008; Cass. n. 12313/2004; Cass., S.U., n. 17952/2007, in tema di preliminare).

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