Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Categoria » circolazione di veicoli

L’azione di rivalsa dell’assicuratore può essere esercitata solo contro il proprietario-assicurato, ma ciò non esclude la possibilità di far valere, per il fatto compiuto dal minore, la responsabilità del genitore non stipulante ai sensi dell’art. 2048 c.c.

Cassazione civile, Sez. VI, 26 luglio 2010, n. 17504

Contratto di assicurazione - Assicurazione della responsabilità civile auto – Circolazione stradale – Risarcimento del danno per fatto compiuto dal minore – Azione di rivalsa dell’assicuratore configurabile solo contro il proprietario-assicurato – Responsabilità ex art. 2048 c.c. del genitore non stipulante - Ammissibilità – Surroga dell’assicuratore.

L’azione di rivalsa prevista dalla legge n. 990 del 1969 può essere esercitata solo contro il proprietario-assicurato.
Ciò, tuttavia, non esclude la configurabilità di una responsabilità a diverso titolo a carico di altri soggetti e, in particolare, l’applicabilità dell’art. 2048 c.c.

Pertanto, l’assicuratore che abbia provveduto al risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicolo a motore per il quale è obbligatoria l’assicurazione, condotto da minore (privo di patente), non può esercitare, contro il genitore non stipulante, la rivalsa prevista dall’art. 18, l. n. 990/1969 [ed ora dall'art. 144, d.lgs. n. 209/2005], ma può surrogarsi a norma dell’art. 1203 c.c., n. 3, nei diritti del danneggiato verso il genitore non stipulante, per far valere la responsabilità di questo, ai sensi dell’art. 2048 c.c., per i danni cagionati dal figlio.

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Dei danni derivati dall’incendio del veicolo in sosta sulla pubblica via risponde anche l’assicuratore, salvo che l’incendio sia dipeso da una causa autonoma alla circolazione, quale il caso fortuito o l’azione dolosa dei terzi

Cassazione civile, Sez. III, 20 luglio 2010, n. 16895

Contratto di assicurazione – Responsabilità civile auto – Sosta di un veicolo a motore su un’area pubblica – Incendio – Evento relativo alla circolazione stradale – Configurabilità – Azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicuratore del veicolo – Sussistenza.

La sosta di un veicolo a motore su un’area pubblica o ad essa equiparata integra anch’essa, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2054 c.c. e della legge n. 990 del 1969, art. 1 (ed ora del d.lgs. n. 209 del 2005, art. 122), gli estremi della fattispecie “circolazione“, con la conseguenza che dei danni derivati a terzi dall’incendio del veicolo in sosta sulle pubbliche vie o sulle aree equiparate risponde anche l’assicuratore, salvo che sia intervenuta una causa autonoma, quale il caso fortuito o l’azione dolosa dei terzi, da sola sufficiente ad escludere il nesso di causalità tra la circolazione e l’incendio stesso, che abbia determinato l’evento dannoso.

In particolare, vanno ritenuti risarcibili da parte dell’assicuratore i danni cagionati da un incendio propagatosi da un veicolo parcheggiato in sosta immediatamente dopo il manifestarsi di alcune avarie al motore (tra le precedenti, v. Cass. n. 13239/2008; Cass. n. 2302/2004).

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È possibile la liquidazione in via equitativa del danno da fermo tecnico patito dal proprietario della autovettura danneggiata, anche in assenza di prova specifica in ordine al medesimo

Cassazione civile, Sez. III, 27 gennaio 2010, n. 1688

Responsabilità extracontrattuale – Responsabilità da circolazione di veicoli – Danno da fermo tecnico – Risarcimento in via equitativa.

È possibile la liquidazione in via equitativa del danno da fermo tecnico subito dal proprietario dell’autovettura danneggiata a causa della impossibilità di utilizzarla durante il tempo necessario alla sua riparazione anche in assenza di prova specifica in ordine al medesimo, anche in assenza di prova specifica in ordine al medesimo, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso effettivo a cui esso era destinato. L’autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario, ed è altresì soggetto a un naturale deprezzamento di valore.

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Il risarcimento del danno si estende agli oneri accessori e consequenziali e, dunque, comprende anche l’IVA, pur se la riparazione non è ancora avvenuta

Cassazione civile, Sez. III, 27 gennaio 2010, n. 1688

Responsabilità extracontrattuale - Responsabilità da circolazione di veicoli - Risarcimento del danno - Oneri accessori e consequenziali – IVA.

Poichè il risarcimento del danno si estende agli oneri accessori e consequenziali, se esso è liquidato in base alle spese da affrontare per riparare un veicolo, il risarcimento comprende anche l’IVA, pur se la riparazione non è ancora avvenuta – a meno che il danneggiato, per l’attività svolta, abbia diritto al rimborso o alla detrazione dell’IVA versata – perchè l’autoriparatore, per legge (D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 18), deve addebitarla, a titolo di rivalsa, al committente.

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Non sussiste rapporto di solidarietà passiva tra il Fondo di garanzia per le vittime della strada ed il soggetto responsabile del danno

Cassazione civile, Sez. III, 19 agosto 2009, n. 18401

Circolazione stradale – Responsabilità civile da circolazione di veicoli – Fondo di garanzia per le vittime della strada – Natura risarcitoria della relativa obbligazione – Non sussiste solidarietà passiva con il soggetto responsabile del danno – Conseguenze.

Nel sistema della legge sull’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile da circolazione di veicoli, non si costituisce un rapporto di solidarietà passiva tra il Fondo di garanzia per le vittime della strada ed il soggetto responsabile del danno, perché l’obbligazione del Fondo ha natura risarcitoria e non indennitaria, ed è sostitutiva di quella del responsabile.

Ne consegue che la prescrizione dell’azione nei confronti del danneggiante non è interrotta da un valido atto interruttivo compiuto dal danneggiato nei confronti del Fondo (cfr. Cass. n. 2963/2002; Cass. n. 12671/2000).

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L’azione per il risarcimento diretto ex art. 149, d.lgs. n. 209/2005 è proponibile nei soli confronti della propria impresa di assicurazione

Giudice di pace di Bari, 20 giugno 2009

Contratto di assicurazione - Assicurazione della responsabilità civile auto – Circolazione stradale – Azione per il risarcimento diretto – Legittimazione passiva.

L’art. 149 del d.lgs. n. 209/2005 (codice delle assicurazioni private), nella sua interpretazione letterale, che rappresenta il primo criterio di interpretazione, prevede la proponibilità della azione per il risarcimento diretto nei soli confronti della propria impresa di assicurazione, alla quale può surrogarsi la compagnia di assicurazione dell’effettivo responsabile del sinistro riconoscendo la responsabilità del proprio assicurato, di talché deve ritenersi, secondo la interpretazione sistematica data dalla giurisprudenza successiva, che un tale giudizio sia incompatibile con un accertamento concreto di responsabilità, ove stonerebbe la mancata previsione di chiamata in causa dell’effettivo responsabile del danno.

Pertanto, deve ritenersi che la norma dell’art. 149 citato costituisca lo strumento per far sì che vengano accelerati i tempi per il risarcimento del danno materiale da parte della compagnia di assicurazione del danneggiato che ha ragione, laddove, in presenza di situazioni conflittuali, debba sempre potersi adire la via giudiziale attraverso lo strumento tradizionale di cui alla ex l. n. 990/1969 come trasfusa nel d.lgs. n. 209/2005 e, pertanto, discutere di responsabilità nel contraddittorio di tutte le parti interessate giuridicamente a farlo.

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In caso di sinistro stradale, l’accertamento della responsabilità di uno dei due conducenti non comporta il superamento della presunzione di colpa concorrente ex art. 2054 c.c., essendo in ogni caso necessario verificare anche il comportamento dell’altro conducente

Cassazione civile, Sez. III, 22 aprile 2009, n. 9550

Circolazione di veicoli – Accertamento del comportamento colposo di uno dei conducenti – Inidoneità per l’attribuzione della causa determinante ed esclusiva del sinistro – Superamento presunzione di colpa concorrente – Necessità che sia verificato anche il comportamento dell’altro conducente.

In caso di sinistro stradale, l’accertamento in concreto della responsabilità di uno dei due conducenti non comporta il superamento della presunzione di colpa concorrente stabilita dall’art. 2054 c.c., comma 2, essendo a tal fine necessario che l’altro conducente si sia uniformato alle norme sulla circolazione.

Pertanto, qualora resti individuato il comportamento colposo di uno dei conducenti, per attribuire a lui la causa determinante ed esclusiva del sinistro, è in ogni caso necessario verificare anche il comportamento dell’altro conducente, per determinare se, in rapporto alla situazione di fatto accertata, gli si debba muovere un qualche rimprovero in ordine alla causazione dell’evento (cfr. Cass. n. 3185/1997).

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Per il danneggiato in un sinistro stradale non sussiste l’obbligo di chiamare in giudizio la propria assicuratrice, potendo alternativamente procedere nei confronti della impresa assicuratrice del responsabile del danno

Giudice di pace di Torino, 10 marzo 2009

Contratto di assicurazione - Assicurazione della responsabilità civile auto – Circolazione stradale – Azione per il risarcimento del danno.

L’esegesi della lettera dell’art. 149 del codice delle assicurazioni private consente di rilevare quanto segue: in presenza delle condizioni di cui al comma 1 (sinistro tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti), il danneggiato deve rivolgere la richiesta di risarcimento dei danni subiti alla società garante del proprio veicolo.
In caso di comunicazione dei motivi che impediscono il risarcimento diretto ovvero nel caso di mancata comunicazione di offerta o di diniego di offerta entro i termini previsti dall’art. 148 o di mancato accordo, il danneggiato può proporre l’azione diretta di cui all’art. 145, comma 2, nei soli confronti della propria impresa di assicurazioni (art. 149 cit., comma 6).

Ne consegue che il danneggiato può (e non deve) proporre l’azione nei confronti della propria impresa assicuratrice.
Se decide di avvalersi di tale facoltà, dovrà procedere nei confronti della sola impresa assicuratrice del proprio veicolo.
In caso contrario, potrà procedere nei confronti della impresa assicuratrice del responsabile del danno, nonché nei confronti del responsabile medesimo.
L’art. 15, l. 990/1969, infatti, è stato sostitutito dall’art. 144, d.lgs. n. 209/2005 (rubricato: «Azione diretta del danneggiato»), in cui si legge – al comma 1 - che il danneggiato «ha azione diretta per il risarcimento del danno nei confronti dell’impresa di assicurazione del responsabile civile», con l’ulteriore precisazione – al comma 3 – che «nel giudizio promosso contro l’impresa di assicurazione è chiamato anche il responsabile del danno».
Presupposto per la proponibilità dell’azione è l’osservanza di quanto disposto dagli artt. 145 e 148 dlgs 209/2005.

Lo spirito che chiaramente informa il nuovo codice delle assicurazioni, del resto, è quello di tutelare maggiormente il danneggiato, ritenuto soggetto debole, rispetto alla legislazione precedente.
Il doversi rivolgere per la richiesta alla propria assicuratrice è stato introdotto per facilitare l’ottenimento del risarcimento attraverso una società non estranea, contrattualmente legata al richiedente.
Per il danneggiato, tuttavia, non sussiste l’obbligo di chiamare in giudizio la propria assicuratrice e, se egli decide di non farlo, non avrebbe senso privarlo della tutela già stabilita dall’art. 18, l. n. 990/1969 e prevista oggi dall’art. 144, d.lgs. n. 209/2005.

Per riassumere: non essendovi obbligatorietà dell’azione diretta ex art. 149 cit., nulla osta al danneggiato che abbia correttamente instaurato la fase stragiudiziale di esperire alternativamente l’azione diretta di carattere generale nei confronti della società assicuratrice del veicolo danneggiante.
Questa interpretazione trova conferma nella ordinanza della Corte costituzionale n. 205/2008 e nelle ancor più recenti ordinanze della Consulta n. 440 e n. 441 del 23 dicembre 2008.

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La parte che ha subito lesioni gravi alla salute in occasione di un incidente stradale ha diritto al risarcimento integrale del danno morale, ancorché vi sia l’accertamento del pari concorso di colpa ex art. 2054 c.c.

Cassazione civile, Sez. III, 13 gennaio 2009, n. 479

Incidente stradale – Concorso di colpa – Danno non patrimoniale – Diritto all’integrale risarcimento – Sussistenza.

Alla risarcibilità del danno non patrimoniale non osta il mancato accertamento della colpa dell’autore del danno, se essa, come nei casi di cui all’art. 2054 c.c., debba ritenersi sussistere in base ad una presunzione di legge e se, ricorrendo la colpa, il fatto sarebbe qualificabile come reato.

Pertanto, la parte che ha subito lesioni gravi alla salute nel corso di un incidente stradale ha diritto al risarcimento integrale del danno ingiusto non patrimoniale (nella specie dedotto come danno morale), che deve essere equitativamente valutato tenendo conto delle condizioni soggettive della vittima, della entità delle lesioni e delle altre circostanze che attengono alla valutazione della condotta dell’autore del danno, ancorché vi sia l’accertamento del pari concorso di colpa ai sensi dell’art. 2054 c.c., comma 2.

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Gli artt. 149 e 150, d.lgs. n. 209/2005 si limitano a rafforzare la posizione dell’assicurato danneggiato, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della propria compagnia assicuratrice, senza peraltro togliergli la possibilità di fare valere i suoi diritti secondo i principi della responsabilità civile dell’autore del fatto dannoso

Corte costituzionale, 23 dicembre 2008, n. 441

Responsabilità da circolazione di veicoli - Azione diretta del danneggiato nei confronti della compagnia assicuratrice - Supposta esclusione della possibilità di agire nei confronti del vero responsabile del danno – Omessa sperimentazione della possibilità di pervenire ad un’interpretazione conforme a costituzione – Inammissibilità delle questioni sollevate.

Sono manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 149 e 150, d.lgs. n. 209/2005 (codice delle assicurazioni private), sollevate in riferimento agli artt. 3, 24 e 76 Cost., nella parte in cui disciplinano il risarcimento diretto dei danni nella circolazione stradale.

I giudici rimettenti, infatti, non hanno adempiuto l’obbligo di ricercare una interpretazione costituzionalmente orientata delle norme impugnate, nel senso, cioè, che esse si limitino a rafforzare la posizione dell’assicurato rimasto danneggiato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della propria compagnia assicuratrice, senza peraltro togliergli la possibilità di fare valere i suoi diritti secondo i principi della responsabilità civile dell’autore del fatto dannoso.

Tale interpretazione delle norme impugnate avrebbe consentito di superare i prospettati dubbi di costituzionalità.
La mancata sperimentazione del tentativo di interpretare la normativa impugnata in modo conforme a Costituzione costituisce ragione di manifesta inammissibilità della questione di illegittimità costituzionale (negli stessi termini cfr. ordinanza n. 205 del 2008).

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