Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Categoria » professioni intellettuali

Sussiste responsabilità professionale del difensore che accetti un incarico e poi se ne disinteressi, pur se si tratti di una “causa persa”

Cassazione civile, Sez. III, 2 luglio 2010, n. 15717

Lavoro autonomo – Professioni intellettuali – Avvocato – Controversie di notevole difficoltà e ad elevato rischio di soccombenza – Obblighi derivanti dall’accettazione del mandato – Disinteresse totale della tutela degli interessi del cliente – Responsabilità professionale del difensore – Sussistenza. 

Non v’è dubbio che – anche e soprattutto con riferimento alle c.d. “cause perse“ - l’attività del difensore, se bene svolta, può essere preziosa, al fine di limitare o di escludere il pregiudizio insito nella posizione del cliente (se non altro sollevando le eccezioni relative ad eventuali errori di carattere sostanziale o processuale della controparte).

Il difensore può non accettare una causa che prevede di perdere, ma non può accettarla e poi disinteressarsene del tutto, con il pretesto che si tratta di causa persa; così facendo, egli espone il cliente all’incremento del pregiudizio iniziale, se non altro a causa delle spese processuali a cui va incontro, per la propria difesa e per quella della controparte.

Correttamente ha rilevato la Corte di appello che avrebbe dovuto essere onere dell’avvocato quanto meno quello di attivarsi per trovare una soluzione transattiva: comportamento che è da ritenere doveroso, ove si accetti di difendere una causa difficile e rischiosa per il proprio assistito.

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