Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Il tubo di scarico dei fumi della caldaia dell’impianto termico deve essere posto a distanza tale dal confine da evitare danni al vicino conseguenti alla diffusione dei fumi con penetrazione all’interno della sua abitazione

Tribunale di Bari, Sez. distaccata di Acquaviva delle Fonti, 4 marzo 2010

Proprietà – Distanze legali – Tubo di scarico dei fumi della caldaia dell’impianto termico.

Tizio chiede la condanna di Caio a spostare il tubo di scarico dei fumi della caldaia dell’impianto termico della sua abitazione, in modo da porre lo stesso a distanza legale ed impedire le immissioni di fumo nella proprietà di Tizio attraverso l’adiacente finestra.

Data tale situazione di fatto, ha ritenuto il Giudice barese che nel caso di specie debba trovare applicazione non già l’art. 889 c.c. («distanze per pozzi, cisterne, fosse e tubi»), bensì il successivo art. 890 («distanze per fabbriche e depositi nocivi o pericolosi»), avendo Tizio fatto espresso riferimento alla necessità di impedire immissioni dannose nella sua proprietà: tale ultima norma, infatti, impone di preservare i fondi vicini da ogni danno derivante dalla fabbricazione sul confine di un camino (o di una canna fumaria, che ha analoga funzione), il quale deve essere posto a distanza tale da evitare danni ai vicini conseguenti alla diffusione dei fumi con penetrazione all’interno delle loro abitazioni.

Ciò premesso, ha ritenuto il Giudice che nel caso sottoposto al suo esame lo sfogo dei fumi della caldaia di Caio, collocato alla medesima altezza della finestra del vicino e a soli 95 cm. da essa, non fosse idoneo a soddisfare le esigenze di sicurezza previste dall’art. 890 c.c., ed ha pertanto disposto l’arretramento del tubo di scarico (il cui punto più vicino si trova ad appena 12,5 cm. dal muro di confine) sino alla distanza di un metro, che va misurata dalla parte esterna del muro comune prospiciente l’immobile di proprietà di Caio (v., per tale criterio di misurazione, Cass. 10 marzo 1987, n. 2479: «mentre nel caso in cui il muro sul confine è di esclusiva proprietà di colui che sul proprio fondo abbia collocato uno o più dei manufatti elencati negli artt. 889 e 890 del codice civile, la distanza deve essere misurata tra i medesimi e l’effettivo confine tra i due fondi, quando, invece, il muro divisorio è comune ai proprietari di questi ultimi, la distanza va calcolata dalla parete esterna del muro più vicina ai manufatti, per l’assorbente e decisiva considerazione che, in tal ipotesi, il confine tra il fondo di proprietà esclusiva in cui si trovano le opere per le quali è prescritta la distanza e quello di proprietà aliena, è costituito dal detto muro e non dalla sua linea mediana, perché l’intero muro, essendo indiviso, si considera anche altrui rispetto al proprietario del fondo nel quale sono state sistemate le opere in questione»).

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