Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Archivio » marzo 2009

Immissioni moleste di fumo di sigarette e risarcimento del danno esistenziale

Cassazione civile, Sez. III, 31 marzo 2009, n. 7875

Responsabilità extracontrattuale – Immissioni moleste di fumo di sigarette - Danno esistenziale – Risarcibilità.

Va riconosciuto il diritto ad ottenere il risarcimento del danno esistenziale, causato da immissioni moleste di fumo di sigarette, ai componenti di una famiglia i quali, abitando sopra un bar frequentato da molti fumatori, sono stati a lungo costretti a subire gli effetti fastidiosi ed insalubri del fumo passivo, nonché a tenere chiuse le finestre anche in piena estate per tutelare la propria salute.

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Il coerede può, prima della divisione, usucapire la quota degli altri coeredi

Cassazione civile , Sez. II, 25 marzo 2009, n. 7221

Comunione – Usucapione da parte del coerede della quota degli altri eredi – Ammissibilità – Condizione – Possesso a titolo di comproprietà – Mutamento in possesso esclusivo – Necessità.

Il coerede può, prima della divisione, usucapire la quota degli altri coeredi, senza che sia necessario l’interversione del titolo del possesso, attraverso l’estensione del possesso medesimo in termini di esclusività (cfr. Cass. n. 5226/2002; Cass. n. 7075/1999; Cass. n. 5687/1996).

A tal fine, tuttavia, non è sufficiente che gli altri partecipanti alla comunione si siano astenuti dall’uso della cosa, occorrendo altresì che il coerede ne abbia goduto in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui e tale da evidenziare una inequivoca volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus.

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Per il danneggiato in un sinistro stradale non sussiste l’obbligo di chiamare in giudizio la propria assicuratrice, potendo alternativamente procedere nei confronti della impresa assicuratrice del responsabile del danno

Giudice di pace di Torino, 10 marzo 2009

Contratto di assicurazione - Assicurazione della responsabilità civile auto – Circolazione stradale – Azione per il risarcimento del danno.

L’esegesi della lettera dell’art. 149 del codice delle assicurazioni private consente di rilevare quanto segue: in presenza delle condizioni di cui al comma 1 (sinistro tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti), il danneggiato deve rivolgere la richiesta di risarcimento dei danni subiti alla società garante del proprio veicolo.
In caso di comunicazione dei motivi che impediscono il risarcimento diretto ovvero nel caso di mancata comunicazione di offerta o di diniego di offerta entro i termini previsti dall’art. 148 o di mancato accordo, il danneggiato può proporre l’azione diretta di cui all’art. 145, comma 2, nei soli confronti della propria impresa di assicurazioni (art. 149 cit., comma 6).

Ne consegue che il danneggiato può (e non deve) proporre l’azione nei confronti della propria impresa assicuratrice.
Se decide di avvalersi di tale facoltà, dovrà procedere nei confronti della sola impresa assicuratrice del proprio veicolo.
In caso contrario, potrà procedere nei confronti della impresa assicuratrice del responsabile del danno, nonché nei confronti del responsabile medesimo.
L’art. 15, l. 990/1969, infatti, è stato sostitutito dall’art. 144, d.lgs. n. 209/2005 (rubricato: «Azione diretta del danneggiato»), in cui si legge – al comma 1 - che il danneggiato «ha azione diretta per il risarcimento del danno nei confronti dell’impresa di assicurazione del responsabile civile», con l’ulteriore precisazione – al comma 3 – che «nel giudizio promosso contro l’impresa di assicurazione è chiamato anche il responsabile del danno».
Presupposto per la proponibilità dell’azione è l’osservanza di quanto disposto dagli artt. 145 e 148 dlgs 209/2005.

Lo spirito che chiaramente informa il nuovo codice delle assicurazioni, del resto, è quello di tutelare maggiormente il danneggiato, ritenuto soggetto debole, rispetto alla legislazione precedente.
Il doversi rivolgere per la richiesta alla propria assicuratrice è stato introdotto per facilitare l’ottenimento del risarcimento attraverso una società non estranea, contrattualmente legata al richiedente.
Per il danneggiato, tuttavia, non sussiste l’obbligo di chiamare in giudizio la propria assicuratrice e, se egli decide di non farlo, non avrebbe senso privarlo della tutela già stabilita dall’art. 18, l. n. 990/1969 e prevista oggi dall’art. 144, d.lgs. n. 209/2005.

Per riassumere: non essendovi obbligatorietà dell’azione diretta ex art. 149 cit., nulla osta al danneggiato che abbia correttamente instaurato la fase stragiudiziale di esperire alternativamente l’azione diretta di carattere generale nei confronti della società assicuratrice del veicolo danneggiante.
Questa interpretazione trova conferma nella ordinanza della Corte costituzionale n. 205/2008 e nelle ancor più recenti ordinanze della Consulta n. 440 e n. 441 del 23 dicembre 2008.

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Procedimento per convalida di sfratto: opposizione dell’intimato e proponibilità di nuove domande ed eccezioni nel conseguente giudizio a cognizione piena

Cassazione civile, Sez. III, 5 marzo 2009, n. 5356

Procedimento per convalida di sfratto – Opposizione dell’intimato ai sensi dell’art. 665 c.p.c. – Mutamento del rito – Instaurazione di un nuovo e autonomo procedimento con rito ordinario – Proponibilità di nuove domande ed eccezioni.

Nel procedimento per convalida di sfratto, l’opposizione dell’intimato ai sensi dell’articolo 665 c.p.c. determina la conclusione del procedimento a carattere sommario e l’instaurazione di un nuovo e autonomo procedimento a cognizione piena, nel quale le parti possono esercitare tutte le facoltà connesse alle rispettive posizioni, ivi compresa – per il locatore – la possibilità di chiedere la risoluzione per inadempimento del conduttore in relazione al mancato pagamento di canoni od oneri condominiali non considerati nel ricorso per convalida di sfratto e – per il conduttore - la possibilità di dedurre nuove eccezioni e di spiegare domanda riconvenzionale (in termini, cfr. Cass. n. 21242/2006; Cass., n. 16635/2008).

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