Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Archivio » gennaio 2009

Automaticità del rimborso delle spese generali spettanti all’avvocato ex art. 15 della tariffa professionale forense

Cassazione civile, Sez. III, 30 gennaio 2009, n. 2492

Avvocato - Tariffe professionali – Rimborso forfettario delle spese generali - Automaticità.

Il rimborso (cosiddetto forfettario) delle spese generali, nella misura del dieci per cento [ora del 12,5%, n.d.r.] degli importi liquidati a titolo di onorari e diritti procuratori, spetta all’avvocato a norma dell’art. 15 della tariffa professionale forense, approvata con D.M. 5 ottobre 1994, n. 585, ed è quindi un credito che consegue (e la cui misura è determinata) per legge, sicché spetta automaticamente al professionista, anche in assenza di allegazione specifica e di domanda, dovendosi, quest’ultima, ritenere implicita nella domanda di condanna al pagamento degli onorari giudiziali.

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La tacita rinuncia del legittimario all’azione per la riduzione delle disposizioni lesive della sua quota di riserva deve concretizzarsi in un comportamento inequivoco e concludente

Cassazione civile, Sez. II, 20 gennaio 2009, n. 1373

Successione legittima – Azione di riduzione – Rinuncia tacita – Necessità di un comportamento inequivoco e concludente.

Il diritto, patrimoniale (e perciò disponibile) e potestativo, del legittimario di agire per la riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie lesive della sua quota di riserva, dopo l’apertura della successione, è rinunciabile, anche tacitamente.

Nondimeno, la rinuncia tacita deve concretizzarsi in un comportamento inequivoco e concludente del soggetto interessato, che sia incompatibile con la volontà di far valere il diritto alla reintegrazione (Cass. 2773/1997).

A detta della Suprema Corte, nel caso di specie i giudici d’appello non hanno fatto espresso riferimento al concetto di rinuncia, né hanno ricercato ed indicato comportamenti inequivocabili dell’erede tali da far pensare ad una sua rinuncia all’azione di riduzione. In particolare, non hanno tale consistenza le considerazioni relative alla mancata adozione di una simile iniziativa nei due anni successivi alla morte: intatta restava la possibilità di agire per recuperare quanto spettategli, senza che la passività dei primi anni potesse valere come tacita rinuncia, trattandosi di comportamento attendista e quindi ambiguo, privo di portata rappresentativa di una volontà inequivocabile.

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Condominio: ripartizione delle spese comuni in deroga ai criteri legali

Cassazione civile, Sez. II, 14 gennaio 2009, n. 747

Condominio – Ripartizione spese comuni – Deroga ai criteri legali – Impugnazione delibera condominiale – Nullità e annullabilità.

Le attribuzioni dell’assemblea di condominio in ordine alla ripartizione delle spese comuni, ai sensi dell’art. 1135, n. 2 c.c., sono circoscritte alla verificazione ed applicazione in concreto dei criteri fissati dalla legge e non comprendono il potere di introdurre deroghe ai criteri medesimi, poiché tali deroghe, venendo direttamente ad incidere sui diritti individuali del singolo condomino, attraverso un mutamento del valore della parte di edificio di sua esclusiva proprietà, possono conseguire soltanto da una convenzione cui egli aderisca.

Tuttavia, la deliberazione assembleare che modifichi i criteri di ripartizione delle spese comuni è radicalmente nulla – e dunque impugnabile senza limitazioni di tempo – «solo nel caso l’assemblea consapevolmente modifichi i criteri di ripartizione delle spese stabiliti dalla legge».

Viceversa, «nel caso in cui i suddetti criteri siano stati violati o disattesi», la relativa deliberazione assembleare è semplicemente annullabile e dunque dovrà essere impugnata nel termine decadenziale di trenta giorni di cui all’art. 1137 c.c.

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La parte che ha subito lesioni gravi alla salute in occasione di un incidente stradale ha diritto al risarcimento integrale del danno morale, ancorché vi sia l’accertamento del pari concorso di colpa ex art. 2054 c.c.

Cassazione civile, Sez. III, 13 gennaio 2009, n. 479

Incidente stradale – Concorso di colpa – Danno non patrimoniale – Diritto all’integrale risarcimento – Sussistenza.

Alla risarcibilità del danno non patrimoniale non osta il mancato accertamento della colpa dell’autore del danno, se essa, come nei casi di cui all’art. 2054 c.c., debba ritenersi sussistere in base ad una presunzione di legge e se, ricorrendo la colpa, il fatto sarebbe qualificabile come reato.

Pertanto, la parte che ha subito lesioni gravi alla salute nel corso di un incidente stradale ha diritto al risarcimento integrale del danno ingiusto non patrimoniale (nella specie dedotto come danno morale), che deve essere equitativamente valutato tenendo conto delle condizioni soggettive della vittima, della entità delle lesioni e delle altre circostanze che attengono alla valutazione della condotta dell’autore del danno, ancorché vi sia l’accertamento del pari concorso di colpa ai sensi dell’art. 2054 c.c., comma 2.

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