Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Archivio » giugno 2008

Gli artt. 141 ss., d.lgs. n. 209/2005 si limitano a rafforzare la posizione del trasportato, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della compagnia assicuratrice del veicolo, senza peraltro togliergli la possibilità di far valere i diritti derivanti dal rapporto obbligatorio nato dalla responsabilità civile dell’autore del fatto dannoso

Corte costituzionale, 13 giugno 2008, n. 205

Responsabilità da circolazione di veicoli – Azione diretta del trasportato danneggiato nei confronti della compagnia assicuratrice – Supposta esclusione della possibilità di agire nei confronti del vero responsabile del danno – Omessa sperimentazione della possibilità di pervenire ad un’interpretazione conforme a costituzione – Inammissibilità delle questioni sollevate.

Sono manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 141, 143, 144, 148, 149, 150, d.lgs. n. 209/2005 (codice delle assicurazioni private) e dell’art. 9, comma 2, d.P.R. n. 254/2006, in riferimento agli artt. 3, 24 e 76 Cost., nella parte in cui – prevedendo l’azione diretta del trasportato verso la compagnia assicuratrice del veicolo sul quale era a bordo – escluderebbero che il medesimo trasportato possa agire nei confronti del vero responsabile del danno, così come previsto dal sistema degli artt. 1917, 2043 e 2054 del codice civile.

I giudici rimettenti, infatti, non hanno adempiuto l’obbligo di ricercare un’interpretazione costituzionalmente orientata delle norme impugnate, nel senso cioè che esse si limitino a rafforzare la posizione del trasportato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della compagnia assicuratrice del veicolo, senza peraltro togliergli la possibilità di far valere i diritti derivanti dal rapporto obbligatorio nato dalla responsabilità civile dell’autore del fatto dannoso.

Tale interpretazione delle norme impugnate avrebbe consentito di superare i prospettati dubbi di costituzionalità.
La mancata sperimentazione del tentativo di interpretare la normativa impugnata in modo conforme a Costituzione comporta, secondo la costante giurisprudenza della Consulta, la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale.

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Deroga convenzionale ai criteri legali di ripartizione delle spese condominiali e sua efficacia nei confronti degli aventi causa a titolo particolare degli originari stipulanti

Tribunale di Bari, Sez. III civile, 10 giugno 2008, n. 1470

Condominio - Ripartizione spese comuni - Deroga convenzionale - Efficacia nei confronti degli aventi causa a titolo particolare degli originari stipulanti.

Nel consentire la deroga convenzionale ai criteri legali di ripartizione delle spese condominiali, l’art. 1123 c.c. non pone alcun limite alle parti, con la conseguenza che deve ritenersi legittima non soltanto una convenzione che ripartisca le spese tra i condomini in misura diversa da quella legale, ma anche quella che preveda l’esenzione totale o parziale per taluno dei condomini dall’obbligo di partecipare alle spese medesime.

Tuttavia, l’efficacia di una convenzione con la quale, ai sensi dell’art. 1123 c.c., si deroga al regime legale di ripartizione delle spese non si estende, in base all’art. 1372 c.c., agli aventi causa a titolo particolare degli originari stipulanti, a meno che siffatti aventi causa non abbiano manifestato il proprio consenso nei confronti degli altri condomini, anche per fatti concludenti, attraverso un’univoca manifestazione tacita di volontà, dalla quale possa desumersi un determinato intento con preciso valore contrattuale.

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