Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Archivio » gennaio 2008

In fattispecie rientrante nella procedura di risarcimento diretto ex art. 149, d.lgs. n. 209/2005, correttamente l’attore ha convenuto in giudizio esclusivamente l’impresa che copriva il proprio veicolo per la RCA al momento del sinistro

Giudice di pace di Napoli, 30 gennaio 2008

Contratto di assicurazione - Assicurazione della responsabilità civile auto – Circolazione stradale – Azione per il risarcimento del danno – Procedura di risarcimento diretto.

In fattispecie rientrante nella procedura di risarcimento diretto ex art. 149, d.lgs. n. 209/2005, correttamente l’attore ha convenuto in giudizio esclusivamente l’impresa che copriva il proprio veicolo per la RCA al momento del sinistro, non ritenendosi condivisibile l’orientamento secondo il quale sussisterebbe litisconsorzio necessario tra assicuratore del danneggiato e responsabile civile, con la conseguenza che l’azione di risarcimento debba essere proposta anche nei confronti di quest’ultimo.

Invero, l’art. 149 del citato d.lgs. trova applicazione limitatamente alle ipotesi indicate ai commi 1 e 2, e si configura pertanto come norma speciale adottata in deroga alla disciplina generale prevista dall’art. 144 (lex specialis derogat generali).

Per quanto riguarda l’interpretazione, vanno adottati i criteri ermeneutici previsti dal codice civile.
L’art. 12 delle preleggi, al comma 1, statuisce che la norma debba essere innanzitutto interpretata secondo un criterio letterale, e soltanto qualora il suo significato rimanga ambiguo è consentito in via meramente sussidiaria ricorrere al criterio teleologico che desume la voluntas legis dai motivi informatori ed ispiratori della statuizione legislativa (ex plurimis, cfr. Cass. n. 5128/2001).
Nella fattispecie, il tenore della norma, secondo il criterio letterale, si appalesa chiaro ed univoco, alla luce del combinato disposto dei commi 1, 2 e 6 dell’art. 149, nella parte in cui prevede che il danneggiato può proporre l’azione diretta di cui all’art. 145, comma 2, «nei soli confronti della propria impresa di assicurazione».
Va, dunque, rimarcata la differenza tra la nuova disciplina e la previgente normativa. Ed infatti, mentre l’art. 23, l. n. 990/1969 obbligava a convenire in giudizio anche il responsabile del danno, il citato art. 149 lo esclude decisamente, precisando inequivocabilmente che l’azione va proposta «nei soli confronti della propria impresa di assicurazione».

Peraltro, anche applicando il criterio teleologico, si giunge alle medesime conclusioni. L’intenzione, quale si evince dai lavori preparatori, che il legislatore si è prefisso con il codice delle assicurazioni, è quella di semplificare il quadro normativo vigente nel settore delle assicurazioni private: l’estensione del risarcimento diretto – in precedenza già presente nell’ordinamento, ma limitato alla constatazione amichevole di sinistro esclusivamente tra veicoli automobilistici (c.d. procedura CID) – persegue, nelle intenzioni del legislatore, lo scopo di semplificare le procedure di indennizzo e di ridurre i tempi di liquidazione del danno.
Viceversa, la presenza del responsabile civile nella procedura di risarcimento diretto, lungi dal semplificare, avrebbe l’effetto di complicare il giudizio ed allungare i tempi processuali (si pensi, ad esempio, all’ipotesi in cui il convenuto spieghi domanda riconvenzionale, oppure chieda la chiamata in garanzia del proprio assicuratore). La legittimazione passiva del convenuto all’interno della procedura di indennizzo diretto, dunque, contro l’intenzione del legislatore, vanificherebbe la finalità della norma, ed anzi porterebbe a procrastinare la durata dei processi, in contrasto con l’esigenza di garantire la celerità e concentrazione del giudizio, costituzionalmente affermata dall’art. 111 Costituzione e più volte ribadita dalla giurisprudenza di legittimità.

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Nel caso di elezione di domicilio presso una persona determinata, qualora l’atto sia stato ricevuto direttamente dal domiciliatario ovvero da una persona addetta al domicilio, la notificazione è valida anche se eseguita nel luogo diverso in cui il domiciliatario abbia trasferito la sede principale dei suoi affari ed interessi

Cassazione civile, Sez. lavoro, 10 gennaio 2008, n. 269

Impugnazioni – Notificazione dell’atto di appello - Notifica presso una persona determinata – Prevalenza del dato di riferimento personale su quello topografico.

Nel caso di elezione di domicilio presso una persona determinata che assume la veste di domiciliatario, il dato di riferimento personale prevale su quello topografico con riguardo alla notificazione degli atti e pertanto, se l’atto sia stato ricevuto direttamente dal domiciliatario ovvero da una persona addetta al domicilio, la notificazione è valida anche se eseguita nel luogo diverso in cui il domiciliatario abbia trasferito la sede principale dei suoi affari ed interessi, dovendosi, in tal caso, ritenere raggiunto lo scopo della notificazione, consistente nel porre in grado la persona presso la quale il domicilio è stato eletto di informare tempestivamente della notifica colui che lo aveva designato come domiciliatario (cfr. Cass. n. 6098/1999).

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