Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Archivio » ottobre 2004

In caso di incidente stradale, l’accertata infrazione commessa da uno dei conducenti non dispensa il giudice dal verificare anche il comportamento dell’altro conducente, al fine di stabilire se sussista un suo concorso di colpa nella determinazione del sinistro

Cassazione civile, Sez. III, 27 ottobre 2004, n. 20814

Circolazione di veicoli – Sinistro stradale – Infrazione al codice della strada commessa da parte di uno dei conducenti – Inidoneità al superamento della presunzione di colpa concorrente – Necessità che sia verificato anche il comportamento dell’altro conducente.

Nel caso di scontro tra veicoli, l’accertamento in concreto di responsabilità di uno dei conducenti non comporta il superamento della presunzione di colpa concorrente sancito dall’art. 2054 c.c., essendo a tal fine necessario accertare in pari tempo che l’altro conducente si sia pienamente uniformato alle norme sulla circolazione e a quelle di comune prudenza ed abbia fatto tutto il possibile per evitare l’incidente.

Conseguentemente, l’infrazione, anche grave, come l’inosservanza del diritto di precedenza, commessa da uno dei conducenti non dispensa il giudice dal verificare anche il comportamento dell’altro conducente al fine di stabilire se, in rapporto alla situazione di fatto accertata, sussista un concorso di colpa nella determinazione dell’evento dannoso (cfr. Cass. n. 5671/2000; Cass. n. 10156/1994).

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Il termine di prescrizione dell’azione di riduzione per lesione della quota di legittima decorre dalla data di accettazione dell’eredità

Cassazione civile, Sez. unite, 25 ottobre 2004, n. 20644

Successione legittima – Lesione della quota di riserva – Azione di riduzione – Prescrizione ordinaria – Decorso del termine.

Premesso che nessuna norma prevede che il termine per esperire l’azione di riduzione (incontestabilmente, quello decennale di cui all’art. 2946 c.c.) decorra dalla data di apertura della successione, va rilevato che un problema di individuazione del termine di decorrenza della prescrizione dell’azione di riduzione può porsi solo con riferimento alla lesione di legittima ricollegabile a disposizioni testamentarie.

Nel caso in cui la lesione derivi da donazioni, infatti, è indubbio che tale termine decorra dalla data di apertura della successione, non essendo sufficiente il relictum a garantire al legittimario il soddisfacimento della quota di riserva.

Diversa è la situazione che si presenta, invece, con riferimento alla ipotesi in cui la (potenziale) lesione della legittima consegua a disposizioni testamentarie.
In tal caso, infatti, il legittimario, fino a quando il chiamato in base al testamento non accetta l’eredità, rendendo attuale quella lesione di legittima che per effetto delle disposizioni testamentarie era solo potenziale, non sarebbe legittimato (per difetto di interesse) ad esperire l’azione di riduzione. Appare allora evidente che se manca la situazione di danno (accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base al testamento) alla quale l’azione di riduzione consente di porre rimedio, non può certo decorrere il termine di prescrizione di tale azione.
Ne consegue che il termine di prescrizione dell’azione di riduzione decorre dalla data di accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base a disposizioni testamentarie lesive della legittima, posto che con la sola apertura della successione non si è ancora realizzata la lesione di legittima e quindi mancano le condizioni di diritto perché possa iniziare a decorrere il termine per l’esperimento del rimedio predisposto dal legislatore per porre riparo a tale lesione.

Al contrario, una volta avvenuta la accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base a testamento, non costituisce ostacolo alla decorrenza del termine di prescrizione decennale dell’azione di riduzione la mancata conoscenza da parte del legittimario leso di tale accettazione dell’eredità.

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