Appunti di diritto amministrativo e civile

a cura dell'avv. Raffaello G. Orofino

Archivio » febbraio 1997

Distanza delle costruzioni dalle vedute in appiombo

Cassazione civile, Sez. II, 11 febbraio 1997, n. 1261

Proprietà – Luci e vedute – Classificazione – Veduta in appiombo – Servitù di veduta.

A mente dell’art. 900 c.c. la veduta può essere, oltre che diretta, anche obliqua – se il confine del fondo vicino ed il muro dal quale si esercita la veduta formano un angolo retto (novanta gradi) o ottuso (oltre novanta gradi) e laterale – se confine e muro formano un angolo di 180 gradi.

La veduta laterale può essere esercitata, oltre che di lato, anche in basso (ossia verticalmente), assumendo in tal caso le caratteristiche della veduta in appiombo. Essa è specificamente prevista dal codice civile che, proprio per delineare i limiti normali di tale veduta (e della veduta obliqua in basso), impone a colui che «vuole appoggiare la nuova costruzione al muro in cui sono le dette vedute dirette o oblique» di arrestarsi almeno a tre metri sotto la loro soglia (art. 907 c.c.).

Ricorre una servitù di veduta in appiombo quante volte, per i suoi maggiori contenuti, essa determini, per il fondo sul quale si esercita, una restrizione dei poteri normalmente inerenti al diritto di proprietà delineati dalle norme sulle distanze, risolvendosi così in un peso imposto a tale fondo per il vantaggio (utilità) del fondo dal quale la veduta si esercita (principio già riconosciuto dalla stessa Corte nelle sentenze n. 448/1982, n. 3822/1986 e n. 5464/1986, che concordemente affermano che «i proprietari dei singoli piani di un edificio condominiale hanno diritto di non subire a causa di costruzioni eseguite da altri partecipanti al condominio una diminuzione della possibilità di esercitare dalle proprie aperture le vedute in appiombo sino alla base dell’edificio senza che possa rilevare la lieve entità del pregiudizio arrecato»).

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